Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sta accelerando in modo significativo il rilascio di autorizzazioni per i sistemi di stoccaggio elettrochimico. I dati disponibili per il 2026 mostrano un ritmo di approvazione degli accumuli elettrici a batterie senza precedenti nella storia recente del settore energetico italiano, con picchi mensili che toccano cifre nell’ordine dei gigawatt e una concentrazione geografica marcata nel Mezzogiorno.
I numeri del 2026: un anno di autorizzazioni record
Secondo i dati riportati da QualEnergia, dall’inizio del 2026 il MASE ha autorizzato oltre 5,7 GW di sistemi di accumulo elettrochimico (Battery Energy Storage Systems, BESS). Si tratta di una cifra cumulativa che copre i mesi iniziali dell’anno, non necessariamente l’intero anno solare.
Un dato parzialmente distinto proviene da Assosolare, che circoscrive il periodo ai primi sette mesi del 2026: in quell’arco temporale, le autorizzazioni per sistemi di stoccaggio elettrochimico hanno superato i 2,7 GW. La differenza tra le due cifre — 5,7 GW e 2,7 GW — riflette probabilmente perimetri temporali o metodologie di conteggio differenti tra le fonti, e non una contraddizione: è importante che il lettore non le sommi né le confonda tra loro.
Il mese di luglio 2026 è stato particolarmente intenso: il MASE ha autorizzato sette nuovi progetti BESS più un’iniziativa di pompaggio idroelettrico, per un totale di circa 819 MW approvati in un solo mese. Poi a settembre il ritmo è ulteriormente accelerato.
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Settembre 2026: 26 progetti e 3,25 GW in un solo mese
Il mese di settembre rappresenta, almeno per ora, il picco più alto del 2026. Secondo Elettronauti, il MASE ha autorizzato 26 sistemi BESS per una capacità complessiva di circa 3,25 GW. Di questi, 19 progetti si trovano nel Sud Italia e nelle isole, confermando una concentrazione geografica che non è casuale: le regioni meridionali dispongono di superfici più accessibili, irraggiamento solare elevato e, in molti casi, connessioni alla rete già esistenti o in fase di potenziamento.
Questi numeri di settembre, sommati alle autorizzazioni dei mesi precedenti, alimentano le stime più alte circolate nel settore. Tuttavia, nessuna fonte verificata fornisce un singolo dato aggregato ufficiale che totalizza esplicitamente i GW autorizzati dall’inizio dell’anno fino a ottobre 2026. Le cifre disponibili sono parziali e riferite a periodi specifici: è corretto presentarle come tali, senza sommarle meccanicamente.
Una coda di domande che misura la pressione sul sistema
Il volume delle autorizzazioni concesse è rilevante, ma lo è ancora di più il dato sulla coda di richieste in attesa. Al 28 maggio 2026, risultavano in attesa di autorizzazione impianti per 73,2 GW complessivi tra stoccaggio e produzione. Nello stesso periodo, su 459 procedure avviate tra maggio 2025 e aprile 2026, ben 447 riguardavano sistemi BESS. In altre parole, quasi la totalità delle nuove richieste di autorizzazione energetica in Italia in quei dodici mesi era relativa ad accumuli elettrici a batterie.
Questo dato è forse il più eloquente di tutti: non riguarda solo la velocità del MASE nel rilasciare permessi, ma la composizione strutturale della domanda di nuova capacità energetica nel paese. Lo stoccaggio elettrochimico ha smesso di essere una tecnologia di nicchia e si è trasformato nel principale fronte di sviluppo del sistema elettrico italiano.
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Perché gli accumuli elettrici a batterie sono diventati centrali
Il contesto in cui si inserisce questa accelerazione è quello di una rete elettrica italiana che deve integrare quantità crescenti di energia da fonti rinnovabili non programmabili — fotovoltaico ed eolico in testa. Quando la produzione supera la domanda, l’energia in eccesso deve essere gestita; quando cala il vento o scende il sole, la rete deve compensare. I sistemi BESS svolgono esattamente questa funzione: assorbono energia quando c’è sovrapproduzione e la restituiscono quando serve.
La concentrazione delle autorizzazioni nel Sud e nelle isole risponde a questa logica: sono le aree dove la produzione rinnovabile è più intensa e dove le tensioni sulla rete sono più frequenti. Un sistema di accumulo elettrico a batterie installato in Sicilia o in Puglia può ridurre la necessità di curtailment — cioè di spegnere forzatamente gli impianti rinnovabili per non sovraccaricare la rete — e migliorare la stabilità locale.
Va detto che i BESS non sono privi di impatti: richiedono materiali critici come litio, cobalto e manganese, hanno un ciclo di vita limitato e pongono questioni aperte sulla gestione a fine vita. Il fatto che rappresentino oggi la quasi totalità delle nuove richieste di autorizzazione energetica non significa automaticamente che ogni progetto sia ottimale dal punto di vista ambientale complessivo. Ma il loro ruolo nell’abilitare la transizione verso un sistema elettrico più flessibile è difficile da sostituire con tecnologie alternative già disponibili su scala.
Cosa significa questo ritmo per il sistema energetico italiano
Il confronto con gli anni precedenti è illuminante: la velocità con cui il MASE sta processando le domande BESS nel 2026 segnala un cambiamento di priorità nell’agenda autorizzativa. Restano però aperti interrogativi concreti: quanto di questa capacità autorizzata verrà effettivamente costruita? In quali tempi? Con quali connessioni alla rete? Le autorizzazioni sono un passo necessario, ma non sufficiente.
La coda di 73,2 GW in attesa al 28 maggio 2026 mostra che la domanda supera di gran lunga la capacità di smaltimento delle procedure, anche in un anno di record. Accelerare le autorizzazioni è utile, ma il collo di bottiglia si sposta inevitabilmente verso le fasi successive: progettazione esecutiva, connessione alla rete, finanziamento, costruzione. Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui l’Italia ha aperto formalmente le porte a una capacità di stoccaggio elettrochimico su scala industriale. Trasformare quei gigawatt autorizzati in impianti operativi è la sfida che inizia adesso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








