In Polonia entro il 2020 dovrebbe entrare in funzione la prima centrale nucleare da 3 gigawatts. Ma secondo un comunicato di Greenpeace Polonia sarebbe del tutto superflua se solo si desse spazio a un parco eolico off shore nel Mar Baltico da 5,5 gigawatts. Questioni di lana caprina? Affatto! La Polonia si rifornisce di energia usando principalmente carbone e gas importato dalla russia per il 45% del fabbisogno e dunque è necessario che abbassi costi e quota di emissioni di CO2.
Sviluppare energia eolica permetterebbe di creare 9000 posti di lavoro contro i 7000 ottenuti per il nucleare e di fornire elettricità al costo di 104 euro per megawatt contro i 110 euro del nucleare.
Ma per Donlald Tusk premier polacco la strada giusta resta quella del nucleare nonostante la vicina Germania abbia deciso di uscirne. Tusk pensa perciò anche a una seconda centrale nucleare.
Il Ministero dell’Ambiente, Commissione Via-Vas, ha detto no al progetto di parco eolico off shore a Pantelleria: 228 MW, 38 pale da 6 Mega Watt, con un diametro del rotore di 126 metri, distanti dalle coste siciliane tra le 35 e le 26 miglia nautiche. Se ne rallegra la Regione Sicilia, che aveva dato parere negativo sia per questioni di impatto paesaggistico (a dire il vero relative, viste le distanze dalla costa) che ambientale.
Impatto ambientale su un sito rientrante nella rete “Natura 2000″ dell’Unione europea per la sua biodiversità e il suo delicato equilibrio. Comprensibile, quindi, che associazioni ambientaliste come Greenpeace plaudano al no del Ministero:
Greenpeace è a favore dell’energia eolica, ma questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia
E infatti Greenpeace rilancia, perché non di solo eolico vive, o almeno dovrebbe vivere, la Commissione Via-Vas:
Questi mari però non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere
Via | Raffaele Lombardo Blog, Comunicato stampa Greenpeace
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Anche in Inghilterra polemiche sull’energia eolica e sugli incentivi statali che la sostengono: il ministro per l’Energia inglese Charles Hendry, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, ha affermato che l’eolico è costato circa 2.2 miliardi di sterline dall’aprile 2002 al marzo 2010.
Alla domanda sul quando l’eolico potrà reggersi sulle sue gambe, quindi senza incentivi, Hendry ha risposto che non si può fare alcuna stima. Quindi non lo sa. Ma la cosa che più spaventa i sudditi della Corona è il modo in cui verranno pagati gli incentivi all’energia eolica: più tasse e accise sui carburanti.
Tutto questo in un paese che ha grandi progetti di sviluppo nel settore dell’eolico off shore, come la rete del Mar del Nord, e che già ospita la più grande centrale eolica off shore del mondo, quella del Kent. Nessuno, a quanto risulta, ha ancora chiesto al ministro della Salute inglese quanto risparmierà il paese in assistenza sanitaria grazie alla produzione di energia pulita.
Via | Daily Mail
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Alla Francia non bastano le centrali nucleari, vuole più energia elettrica. E che sia energia rinnovabile da fonte eolica. Per la precisione eolico off shore. Nicolas Sarkozy, infatti, si appresta a lanciare un colossale bando pubblico per 3.000 MW di potenza da questa fonte pulita.
In totale dovrebbero essere piazzate 600 pale eoliche nel tratto di mare compreso tra Saint-Nazare e Le Treport. E saranno solo la metà di quanto vorrebbe realizzare la Francia entro il 2020: seimila MegaWatt. Gli appetiti dei big europei dell’energia si stanno già scatenando.
Vattenfall ed E.On hanno già annunciato che parteciperanno alla gara (da dieci miliardi di euro). EDF e Alstom hanno già stretto accordi per partecipare insieme mentre GDF-Suez andrà da sola. Enel ancora non si è pronunciata, ma certamente ci proverà con Enel Green Power. Tra i parametri che verranno analizzati per decidere chi vincerà l’appalto c’è anche il prezzo dell’energia che, a differenza di quanto fatto fino ad oggi nel resto d’Europa, verrà deciso dalle compagnie. Si spera, quindi, in una gara al ribasso. Che sia questa la soluzione per fugare i dubbi del governo francese sulle rinnovabili.
Che a Google piacesse l’energia eolica già si sapeva, ed è confermato dall’investimento da 39 milioni di dollari per un parco eolico in Nord Dakota. Questa volta, però il gigante del web si è voluto superare: 200 milioni di dollari per un progetto da ben 6.000 MW.
Numeri da brivido per un parco completamente off shore al largo delle coste del New Jersey e della Virginia, per un totale di 563 chilometri. Il costo totale dell’impianto sarà di 5 miliardi di dollari e gli iniziali 200 milioni messi da Google andranno a far parte del miliardo e ottocento milioni necessari per costruire la prima tranche del progetto.
A detta di Rick Needham, direttore del settore green economy di Google, i 6.000 MW sono tantissimi sia in assoluto che in relazione alle attuali capacità produttive eoliche installate ogni anno negli Stati Uniti:
Cio’ equivale al 60% della potenza eolica istallata a livello nazionale lo scorso anno, ed e’ sufficiente per garantire il fabbisogno di circa 1,9 milioni di famiglie
L’azienda, in realtà, ha un occhio di riguardo all’ambiente anche al di fuori dell’eolico: recente, infatti, il premio da 150mila dollari assegnato agli inventori della funicolare a pedali.
Via | Affari Italiani
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Inaugurata oggi la più grande centrale eolica off shore al mondo. Il parco è composto da 100 turbine alte 115 metri che serviranno ad alimentare 240mila abitazioni. La centrale si trova al largo di Thanet nel Kent e già ha iniziato a produrre energia.
L’impianto è stato costruito da Vattenfall e completato in due anni. Costo dell’operazione è di 780milioni di sterline.
L’assessore regionale siciliano all’Ambiente, Roberto Di Mauro, boccia il progetto del parco eolico off shore nel golfo di Gela, di fronte Butera e Licata.
Un progetto criticatissimo a causa della vicinanza delle torri eoliche alla costa, appena cinque miglia. Si tratta, tra le altre cose, del secondo progetto perché il primo, molto più grande di quello attuale, è stato modificato in sede di Via.
Via che, però, alla fine è arrivata: il Ministero dell’Ambiente, infatti, ha autorizzato il parco a fine giugno scatenando le proteste di un comitato civico prima (Difendi Licata no P.e.o.s. , che ha scritto persino al Presidente Napolitano) e dell’assessore regionale ora.
Il parco eolico off shore tedesco Alpha Ventus, inaugurato pochi mesi fa, ha già dei grossi problemi. Alcune turbine eoliche, infatti, non hanno neanche finito il rodaggio e sono già ko. I tecnici, per questo, sono stati costretti a programmare una manutenzione straordinaria, da eseguire a terra, probabilmente ad agosto.
Le turbine in questione, due su un totale di sei da 5 MW a testa, le ha costruite la francese Areva utilizzando un motore prodotto dalla tedesca Renk. Areva, in realtà, è azienda nota nel mondo soprattutto per gli impianti nucleari, e partecipa al grande accordo italo-francese che dovrebbe riportare il nucleare anche in Italia.
Sempre Areva, di recente, è finita sui giornali per i problemi al cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto in Finlandia.
Il problema all’impianto Alpha Ventus, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza banale: secondo Wind Power Monthly, infatti, a funzionare male sarebbero i cuscinetti a sfera della scatola motore che soffrirebbero di surriscaldamento. In mezzo al mare, si sa, il vento tira e le pale girano quindi se non si fanno le cose per bene si rischia di “bruciare” tutto.
E, a quanto pare, è quello che sta succedendo all’impianto Alpha Ventus che, adesso, potrà contare solo sulle altre sei pale (sono dodici in totale) che non sono state costruite dai francesi.
Via | Wind Power Monthly
Video | YouTube

Vi ricordate il parco eolico off shore di cui parlava Marina appena tre giorni fa? Bene, è ancora al centro delle polemiche: Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute-Puglia ed il Coordinamento Civico di Maglie hanno infatti scritto all’On. Antonio Di Pietro in persona per chiedere conto e ragione dell’operato del suo neo assessore regionale pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro.
Nicastro, infatti, appena insediatosi ha dato il suo ok al parco eolico in questione, suscitando le ire delle tre associazioni citate. Ma Di Pietro, che ci azzecca? Ci azzecca e come perchè, a detta delle tre associazioni pugliesi avrebbe usato due pesi e due misure nei confronti dell’eolico off shore: assolutamente contrario nel “suo” Molise, favorevole nella “loro” Puglia:
Di Pietro sta portando avanti da diversi anni una battaglia di civiltà e legalità contro l’invasione della Penisola Italiana da parte di mega impianti d’energia rinnovabile secondo modelli industriali ad alto impatto, nonché altamente speculativi, ai danni dei contribuenti e dello stesso ambiente
L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è partita qualche giorno fa dalle indagini della DDA di Roma su Denis Verdini coordinatore nazionale del PdL. I capi d’accusa vanno da corruzione a abuso d’ufficio. E secondo le rivelazioni de Il Corriere della sera e de La Repubblica sarebbe indagato per il medesimo filone d’inchiesta anche Ugo Cappellacci attuale governatore della Sardegna. Secondo i due quotidiani a destare il sospetto è stata la nomina Ignazio Farris a direttore generale dell’ARPAS, l’Agenzia regionale dell’Ambiente.
Dal Canto suo Cappellacci ha dichiarato:
Ho bloccato le pale come un talebano.
Le intercettazioni telefoniche avrebbero rivelato gli affari tra Flavio Carboni, imprenditore, Denis Verdini e Cappellacci a proposito della gestione delle energie rinnovabili. Cappellacci, dal canto suo, non ha mai negato di avere incontrato Carboni che chiese insistentemente a Verdini di aiutarlo a incontrare proprio il governatore. Però specifica Cappellacci che fu un incontro per dissuadere il Carboni dall’intraprendere attività nel settore delle energie rinnovabili:
Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile.
Ma le indagini non sembrano concentrarsi sulle attuali posizioni “talebane” del governatore Cappellacci bensì sulle 87 autorizzazioni e finanziamenti allegati, a costruire impianti eolici , concesse in qualità di assessore alla Programmazione e al Bilancio durante la Giunta Italo Masala.
Via | Sardegna Oggi, L’Essenziale, L’Unità
Foto | Ugo Cappellacci