
Arriva oggi a Madrid per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù Papa Benedetto XVI. I Papa-boys che stanno giungendo per l’happenig, si stima, saranno oltre il milione. Il folklore è d’uopo in queste circostanze, ma diciamo la verità: l’impatto ambientale sarà notevole. Il primo passo consiste nel compensare le emissioni di Co2 che si andranno a produrre, con progetti quali: un parco eolico in Nuova caledonia, un progetto di riforestazione in Uganda, un progetto per il recupero di metano da discariche in Cina e Turchia e una mini centrale idroelettrica in Honduras.
Dicono gli organizzatori che l’evento perciò sarà a impatto zero e il calcolo delle emissioni è affidato a Zeroemission, azienda spagnola di Abengoa. Spiega Eva Latonda, responsabile del progetto di compensasione di emissioni chiamato perciò 100% naturale:
Sarà un evento sostenibile, rispettoso dell’ambiente e ad emissioni zero. 100% naturale è il programma che farà da cornice a tutte le attività sostenibili realizzate durante la Giornata e che dimostra l’impegno a voler celebrare una Giornata non inquinante. Consegnare una Terra in buone condizioni alle nuove generazioni è una preoccupazione del cristiano e per tanto anche della Giornata Mondiale.
Alla base aerea di Cuatro Vientos (nella foto in alto), cuore delle manifestazoni madrilene che culmineranno con l’incontro con Papa Benedetto XVI il 20 e 21 agosto, è stata predisposta la Via Sostenibile, una strada cioè che si potrà percorrere solo a piedi o in bicicletta. Nella stessa zona sono state installate biciclette per la ricarica di devices elettronici. Per raggiungere Cuatro Vientos che dista 8km da Madrid, gli organizzatori suggeriscono di usare la biciletta o di organizzarsi con mezzi pubblici e car-pooling.
Via |JMJ 2011, ConsoGlobe
Foto | La Vigna del Signore
Il Ministero dell’Ambiente, Commissione Via-Vas, ha detto no al progetto di parco eolico off shore a Pantelleria: 228 MW, 38 pale da 6 Mega Watt, con un diametro del rotore di 126 metri, distanti dalle coste siciliane tra le 35 e le 26 miglia nautiche. Se ne rallegra la Regione Sicilia, che aveva dato parere negativo sia per questioni di impatto paesaggistico (a dire il vero relative, viste le distanze dalla costa) che ambientale.
Impatto ambientale su un sito rientrante nella rete “Natura 2000″ dell’Unione europea per la sua biodiversità e il suo delicato equilibrio. Comprensibile, quindi, che associazioni ambientaliste come Greenpeace plaudano al no del Ministero:
Greenpeace è a favore dell’energia eolica, ma questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia
E infatti Greenpeace rilancia, perché non di solo eolico vive, o almeno dovrebbe vivere, la Commissione Via-Vas:
Questi mari però non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere
Via | Raffaele Lombardo Blog, Comunicato stampa Greenpeace
Foto | Flickr
Aper Grandeolico, associazione che riunisce i gestori di molti dei grandi parchi eolici in Italia, non ci sta a veder massacrati i mulini a vento e ribatte, colpo su colpo, alle tante critiche che questi impianti ricevono da qualche tempo a questa parte. Incentivi, mafia, inutilità, sono solo alcuni dei “falsi miti” che Aper vuole sfatare anche grazie alla sua ultima pubblicazione: il Windbook. Forse la parte più interessante è quella che tratta degli incentivi statali:
I consumatori domestici italiani possono osservare la tariffa destinata alle fonti assimilate (inceneritori, cogenerazione attraverso carbone, scarti di raffineria e industriali) e rinnovabili nella componente A3 della propria bolletta dell’energia elettrica. In base ai dati per il 2009 dell’Autorità per l’Energia elettrica ed il gas e del Gestore dei Servizi Energetici, la parte dei certificati verdi per l’energia eolica rappresenta meno del 9% della componente A3 e lo 0,5% dell’intera bolletta. Ciò significa che, a livello tariffario, una famiglia italiana spende mediamente per l’energia eolica il costo di due caffè all’anno
Caffè a parte, un altro mito sfatato è quello del vento che mancherebbe in Italia:
La producibilità media del parco eolico installato riferita all’anno 2009 in Italia è stata di 1.580 ore equivalenti di produzione a massima potenza, poco inferiore a quella tedesca (1.700 ore)
Da notare il termine “producibilità” e non “produzione” perché, effettivamente, 1.580 ore di produzione l’eolico italiano non le fa: a causa della scarsissima qualità della rete elettrica italiana spesso e volentieri le pale vengono fermate per evitare sovraccarichi. Verrebbe da chiedersi se questo è colpa del vento, degli incentivi o della mafia…
Via | Aper Grandeolico
Foto | Flickr
Che a Google piacesse l’energia eolica già si sapeva, ed è confermato dall’investimento da 39 milioni di dollari per un parco eolico in Nord Dakota. Questa volta, però il gigante del web si è voluto superare: 200 milioni di dollari per un progetto da ben 6.000 MW.
Numeri da brivido per un parco completamente off shore al largo delle coste del New Jersey e della Virginia, per un totale di 563 chilometri. Il costo totale dell’impianto sarà di 5 miliardi di dollari e gli iniziali 200 milioni messi da Google andranno a far parte del miliardo e ottocento milioni necessari per costruire la prima tranche del progetto.
A detta di Rick Needham, direttore del settore green economy di Google, i 6.000 MW sono tantissimi sia in assoluto che in relazione alle attuali capacità produttive eoliche installate ogni anno negli Stati Uniti:
Cio’ equivale al 60% della potenza eolica istallata a livello nazionale lo scorso anno, ed e’ sufficiente per garantire il fabbisogno di circa 1,9 milioni di famiglie
L’azienda, in realtà, ha un occhio di riguardo all’ambiente anche al di fuori dell’eolico: recente, infatti, il premio da 150mila dollari assegnato agli inventori della funicolare a pedali.
Via | Affari Italiani
Foto | Flickr

I corposi incentivi offerti dal governo della Romania ai produttori di energia rinnovabile sembrano funzionare: dopo il mega progetto della ceca Cez, per un totale di circa 600 MW, ora arriva anche l’italiana Alerion. Ma si tratta di altri numeri, ben più bassi.
Alerion, infatti, ha ottenuto l’autorizzazione per un parco eolico da 64,8 MW: 36 aerogeneratori da piazzare tra Auseu e Borod nella contea di Bihor. La produzione elettrica stimata è di GWh/anno, mentre l’investimento ammonta a circa 85 milioni di Euro.
Soldi che in parte verranno dalle casse del gruppo Alerion e in parte verranno racimolate tramite un project financing. A prescindere dalle dimensioni di questo progetto, tutto sommato piccolo rispetto al gigante ceco, è interessante notare come la Romania sia sempre più attrattiva per gli investimenti nelle fonti rinnovabili e, in particolare, nell’eolico.
Il che va confermando, settimana dopo settimana, le previsioni fatte a giugno dall’Ewea.
Via | Alerion
L’assessore regionale siciliano all’Ambiente, Roberto Di Mauro, boccia il progetto del parco eolico off shore nel golfo di Gela, di fronte Butera e Licata.
Un progetto criticatissimo a causa della vicinanza delle torri eoliche alla costa, appena cinque miglia. Si tratta, tra le altre cose, del secondo progetto perché il primo, molto più grande di quello attuale, è stato modificato in sede di Via.
Via che, però, alla fine è arrivata: il Ministero dell’Ambiente, infatti, ha autorizzato il parco a fine giugno scatenando le proteste di un comitato civico prima (Difendi Licata no P.e.o.s. , che ha scritto persino al Presidente Napolitano) e dell’assessore regionale ora.
Il parco eolico off shore tedesco Alpha Ventus, inaugurato pochi mesi fa, ha già dei grossi problemi. Alcune turbine eoliche, infatti, non hanno neanche finito il rodaggio e sono già ko. I tecnici, per questo, sono stati costretti a programmare una manutenzione straordinaria, da eseguire a terra, probabilmente ad agosto.
Le turbine in questione, due su un totale di sei da 5 MW a testa, le ha costruite la francese Areva utilizzando un motore prodotto dalla tedesca Renk. Areva, in realtà, è azienda nota nel mondo soprattutto per gli impianti nucleari, e partecipa al grande accordo italo-francese che dovrebbe riportare il nucleare anche in Italia.
Sempre Areva, di recente, è finita sui giornali per i problemi al cantiere della centrale nucleare di Olkiluoto in Finlandia.
Il problema all’impianto Alpha Ventus, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza banale: secondo Wind Power Monthly, infatti, a funzionare male sarebbero i cuscinetti a sfera della scatola motore che soffrirebbero di surriscaldamento. In mezzo al mare, si sa, il vento tira e le pale girano quindi se non si fanno le cose per bene si rischia di “bruciare” tutto.
E, a quanto pare, è quello che sta succedendo all’impianto Alpha Ventus che, adesso, potrà contare solo sulle altre sei pale (sono dodici in totale) che non sono state costruite dai francesi.
Via | Wind Power Monthly
Video | YouTube

Oggi è la Giornata mondiale del vento. Gli italiani, in un recente sondaggio si sono espressi a favore dell’energia eolica preferendola nettamente all’energia nucleare. Ecco dunque, una buona occasione per mostrare concretamente il proprio interesse: adottare una turbina eolica.
Sul sito Freshair voluto da EWEA - The european wind energy association, la mappa delle turbine eoliche adottabili per la campagna Give Europe breath of fresh air. Si sceglie quella libera, in Italia ce ne sono disponibili oltre 7000 e contrassegnata dal colore verde (quelle rosse sono già adottate e quelle gialle sono in prenotazione) e si hanno 72 ore per confermare il proprio interesse. L’adozione consente di partecipare al concorso Tell a Friend anche esprimendo il proprio voto alla turbina preferita.. In palio un viaggio in Danimarca per visitare dal vivo un parco eolico.
Il WWF ha formalizzato le proprie osservazioni sullo studio di impatto ambientale del parco eolico di Trasaghis, in provincia di Udine. E non sono positive.
Il parco, afferma il WWF, verrà realizzato poco distante dalla Riserva naturale del Lago di Cornino e del SIC “Valle del medio Tagliamento”. In queste due aree protette si prevede di reintrodurre il grifone e il WWF teme che le pale eoliche possano uccidere gli uccelli:
In svariate situazioni, soprattutto in periodi legati a condizioni meteorologiche non favorevoli e alla presenza di giovani da poco involati nell’area, il rischio di collisione risulta molto elevato. Le pale eoliche rappresentano attualmente uno dei maggiori pericoli per gli uccelli e in particolare per i grandi planatori come gli avvoltoi. Considerata la localizzazione dell’area proposta per la realizzazione dell’impianto, l’iniziativa assume un impatto eccessivo sulla mortalità delle colonie vicine e appare quindi incompatibile con le finalità della Riserva naturale del Lago di Cornino e con i suoi progetti, vanificando l’impegno regionale ed europeo per la conservazione di questa specie
Problemi assai simili, conclude il WWF, li potrebbe avere un altro volatile: il gufo reale.

Vi ricordate il parco eolico off shore di cui parlava Marina appena tre giorni fa? Bene, è ancora al centro delle polemiche: Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute-Puglia ed il Coordinamento Civico di Maglie hanno infatti scritto all’On. Antonio Di Pietro in persona per chiedere conto e ragione dell’operato del suo neo assessore regionale pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro.
Nicastro, infatti, appena insediatosi ha dato il suo ok al parco eolico in questione, suscitando le ire delle tre associazioni citate. Ma Di Pietro, che ci azzecca? Ci azzecca e come perchè, a detta delle tre associazioni pugliesi avrebbe usato due pesi e due misure nei confronti dell’eolico off shore: assolutamente contrario nel “suo” Molise, favorevole nella “loro” Puglia:
Di Pietro sta portando avanti da diversi anni una battaglia di civiltà e legalità contro l’invasione della Penisola Italiana da parte di mega impianti d’energia rinnovabile secondo modelli industriali ad alto impatto, nonché altamente speculativi, ai danni dei contribuenti e dello stesso ambiente