Duemilacinquecento alborelle allevate in acqua depurata sono pronte a essere rilasciate nei fiumi lombardi dopo dieci mesi di crescita nel depuratore di Canegrate, nel Milanese, nell’ambito di alBIOrelle, il progetto promosso da Gruppo Cap per verificare, con il supporto della ricerca scientifica, se l’acqua trattata possa diventare una risorsa per il ripopolamento ittico e la tutela della biodiversità.
Alborelle cresciute nel depuratore di Canegrate
Gli esemplari sono stati introdotti nelle vasche dopo la fase di svezzamento e allevati usando solo acqua proveniente dal ciclo depurativo, sottoposta a trattamenti avanzati di ultrafiltrazione e disinfezione Uv. Per dieci mesi, spiegano da Gruppo Cap, sono stati controllati i parametri essenziali per la vita della specie: temperatura, ossigeno disciolto, pH e concentrazione dei composti azotati.
La risposta degli animali, in base ai dati raccolti durante la sperimentazione, è stata positiva: sopravvivenza degli esemplari, crescita regolare e raggiungimento della taglia utile per il rilascio. Un passaggio non solo tecnico. Perché l’alborella è un pesce sensibile, e la sua capacità di svilupparsi in questo contesto viene letta come un indicatore della qualità dell’acqua trattata e dell’evoluzione possibile degli impianti di depurazione.
Il progetto alBIOrelle e il ruolo dell’acqua trattata
“La liberazione delle alborelle nei corsi d’acqua lombardi rappresenta il punto di arrivo di un progetto che ha voluto mettere alla prova, nel modo più concreto possibile, il valore dell’acqua depurata”, ha detto Giovanni Vargiu, direttore dell’Area tecnica circular treatment di Gruppo Cap. Gli esemplari, ha spiegato, “sono cresciuti esclusivamente in acqua proveniente dal nostro ciclo di trattamento, raggiungendo le condizioni necessarie per il rilascio e la riproduzione”.
Il progetto alBIOrelle, sviluppato con il supporto scientifico dell’Istituto Spallanzani e del Politecnico di Milano, sperimenta una forma di simbiosi tra depurazione delle acque reflue e acquacoltura. In un allevamento tradizionale servono nuove risorse idriche e un trattamento degli scarichi delle vasche prima della restituzione all’ambiente; a Canegrate, invece, l’acqua usata per l’allevamento rientra nel normale ciclo dell’impianto. Meno prelievi, meno impatti, e una funzione diversa per infrastrutture già presenti sul territorio.
Il modello era già stato riconosciuto nel 2024 con il premio “Verso un’economia circolare”, promosso da Fondazione Cogeme Ets e Kyoto Club. “È un risultato che conferma la qualità dei processi depurativi adottati da Gruppo Cap”, ha aggiunto Vargiu, indicando il depuratore non più soltanto come impianto di servizio, ma come piattaforma per ricerca scientifica, innovazione e rigenerazione ambientale.
Una specie quasi minacciata torna nei corsi d’acqua
L’alborella (Alburnus arborella) è una specie tipica delle acque dolci dell’Italia settentrionale ed è considerata un indicatore della salute degli ecosistemi acquatici. La lista rossa Iucn la classifica come specie “quasi minacciata”, anche a causa dell’alterazione degli habitat e della diffusione di specie aliene invasive, che negli ultimi anni ne hanno ridotto la presenza in diversi corsi d’acqua.
Gli esemplari allevati nel progetto sono stati seguiti dalla fase successiva allo svezzamento fino alla maturità necessaria per il ritorno in natura. Le operazioni di rilascio sono state realizzate con l’Ente Parco Lombardo Valle del Ticino e con i soggetti territoriali coinvolti nelle attività di tutela e ripopolamento ittico. Un lavoro fatto con gradualità, perché il passaggio dalle vasche al fiume richiede condizioni ambientali adatte e controlli puntuali.
Una parte delle alborelle torna in una golena dell’Olona recentemente rinaturalizzata dall’Agenzia interregionale per il fiume Po. L’area, di nuovo collegata al corso del fiume, offre un ambiente favorevole alla riproduzione della fauna ittica e permette ai pesci di superare la briglia del Mulino Rancilio, finora non oltrepassabile. Solo allora, in quel tratto, il fiume può tornare a essere corridoio e non barriera.
Dall’Olona a Nosate, la rigenerazione del territorio
Il rilascio delle alborelle si inserisce nel percorso di recupero dell’Olona, a lungo associato a livelli elevati di inquinamento e, fino ai primi anni Duemila, quasi privo di vita acquatica. Oggi il fiume mostra segnali di ripresa, con ambienti tornati ad accogliere fauna e vegetazione di pregio. Non è un processo rapido, né lineare. Ma i risultati cominciano a vedersi.
Tra i siti interessati c’è anche Mulino Nuovo, a Nosate, nell’area del progetto “I prà in la vàl di Ponte Castano: l’acqua che racconta la storia”, sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso il bando Ruralis 2024. L’iniziativa mette insieme tutela dei corsi d’acqua, recupero del paesaggio rurale e attenzione alla biodiversità, in una zona dove il rapporto tra fiume, campi e memoria locale resta molto forte.
Nei giorni scorsi, inoltre, una ventina di esemplari è stata donata all’Acquario Civico di Milano. Per Gruppo Cap è un modo per portare il messaggio della tutela della biodiversità anche nel cuore della città, davanti a famiglie, studenti e visitatori. Le altre, invece, tornano in corrente: piccole, argentate, dentro un fiume che prova a cambiare passo.








