Giorgia Meloni ed Elly Schlein hanno ricordato oggi, 11 settembre 2026, a Roma e sui rispettivi canali pubblici, gli attentati alle Torri Gemelle, riportando quella giornata dentro la propria memoria personale e politica, nel giorno in cui l’Italia e il mondo tornano a commemorare le vittime di New York, Washington e della Pennsylvania. La premier ha rievocato il momento in cui apprese la notizia durante una riunione per Atreju, mentre la segretaria del Pd ha raccontato di essere appena uscita da scuola: due ricordi diversi, legati alla stessa cesura, quella mattina americana che in Europa arrivò nel pomeriggio e cambiò linguaggio, paure, priorità.
Meloni e il ricordo della riunione per Atreju
Per Giorgia Meloni, l’11 settembre 2001 resta legato a una stanza, a una riunione politica e a una notizia arrivata all’improvviso. La presidente del Consiglio ha ricordato di trovarsi a Roma, impegnata nell’organizzazione di Atreju, la festa della destra giovanile che in quegli anni stava crescendo come luogo di confronto politico. “Eravamo riuniti, poi arrivarono quelle immagini”, ha raccontato in passato, descrivendo lo spaesamento di chi, davanti alla televisione, capì solo poco alla volta che non si trattava di un incidente.
Quel pomeriggio, in Italia, le prime immagini della Torre Nord colpita vennero seguite in diretta da milioni di persone. Poi il secondo aereo, alle 15.03 ora italiana, e il crollo delle torri. Nel ricordo di Meloni, allora giovane dirigente di Alleanza Nazionale, c’è anche il senso di una generazione politica chiamata, da un giorno all’altro, a misurarsi con parole che sarebbero diventate centrali: terrorismo internazionale, sicurezza, Occidente, guerre in Afghanistan e Iraq. Non una memoria privata soltanto. Piuttosto, una soglia.
Schlein: “Ero appena uscita da scuola”
Anche Elly Schlein ha riportato l’11 settembre a un’immagine personale, più quotidiana: l’uscita da scuola, il rientro a casa, il racconto degli adulti davanti alla televisione. La segretaria del Partito Democratico, nata nel 1985 e cresciuta tra Svizzera e Italia, appartiene a quella fascia di adolescenti che videro le immagini degli attentati senza possedere ancora gli strumenti per decifrarne la portata politica. “Ricordo lo smarrimento”, ha confidato in diverse occasioni, parlando di un momento rimasto impresso nella memoria collettiva della sua generazione.
Per Schlein, quel giorno segnò l’ingresso brusco in un mondo percepito come meno stabile. La politica internazionale, fino ad allora lontana dai corridoi scolastici e dalle conversazioni tra coetanei, entrò nelle case con una forza nuova. New York, le sirene, la polvere di Manhattan, i volti dei vigili del fuoco: dettagli che divennero patrimonio comune, anche per chi era a migliaia di chilometri. E da lì, negli anni successivi, sarebbero arrivati i dibattiti sui diritti, sulle guerre, sulle libertà civili, sui rapporti tra sicurezza e democrazia.
L’11 settembre nella memoria politica italiana
A venticinque anni dagli attentati, il ricordo dell’11 settembre 2001 continua a occupare uno spazio rilevante nel discorso pubblico italiano. Le istituzioni richiamano ogni anno le 2.977 vittime degli attacchi, tra cui cittadini di oltre novanta Paesi, e il sacrificio dei soccorritori intervenuti al World Trade Center. Il dato, ricostruito dalle autorità statunitensi e dal National September 11 Memorial & Museum, resta il riferimento principale di una commemorazione che unisce lutto, memoria civile e riflessione politica.
In Italia, le reazioni dei leader seguono spesso due binari. Da una parte la condanna del terrorismo jihadista e la vicinanza agli Stati Uniti, alleati dentro la cornice della Nato. Dall’altra, una lettura più ampia delle conseguenze: le missioni militari, l’instabilità in Medio Oriente, la crescita della sorveglianza, il rapporto difficile tra paura e libertà. Non sono temi astratti. Hanno attraversato governi di colore diverso, voti parlamentari, piazze, famiglie di militari, comunità straniere. E ancora oggi tornano, magari con parole diverse.
Una data che parla ancora al presente
Il confronto tra i ricordi di Meloni e Schlein mostra come l’11 settembre sia diventato, anche in Italia, una sorta di spartiacque generazionale. Per chi era già dentro la politica, come la premier, fu la percezione immediata di un cambio di scenario. Per chi era ancora a scuola, come la leader dem, fu invece l’irruzione della storia nella vita ordinaria, senza preavviso, in un pomeriggio che sembrava uguale agli altri.
Oggi quella memoria viene riletta in un contesto diverso, segnato da nuove guerre, crisi energetiche, tensioni geopolitiche e conflitti alle porte dell’Europa. Il richiamo alle Torri Gemelle non resta confinato alla commemorazione: parla di sicurezza, ma anche di responsabilità politica e di linguaggio pubblico. “Non dimenticare” è una formula usata spesso, a volte consumata. Eppure, in questa data, torna a significare qualcosa di concreto: ricordare le vittime, capire le conseguenze, evitare che la paura diventi l’unico criterio delle scelte collettive.








