Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta lavorando a un nuovo provvedimento per rilanciare la produzione di biometano in Italia, e il biometano decreto atteso per i primi mesi del 2027 è già al centro del dibattito tra operatori del settore, istituzioni e filiere agricole. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: portare la produzione nazionale a 5,7 miliardi di metri cubi entro il 2030, partendo da una base che oggi è ancora lontana da quel traguardo. Ma tra l’obiettivo e il risultato si frappone una variabile che nel settore energetico è spesso sottovalutata: il tempo delle procedure.
Cosa prevede il nuovo decreto sul biometano
Il cuore del provvedimento in preparazione presso il MASE riguarda la conversione degli impianti a biogas di grandi dimensioni verso la produzione di biometano. Si tratta di un passaggio tecnico e industriale rilevante: molti impianti esistenti producono biogas che viene bruciato per generare elettricità, ma con le tecnologie di upgrading disponibili oggi è possibile purificarlo fino a ottenere biometano immettibile nella rete del gas naturale.
La logica del decreto è incentivare questa conversione con strumenti di sostegno economico, in modo da valorizzare una filiera già esistente — quella del digestato anaerobico — senza dover costruire tutto da zero. È un approccio pragmatico: si parte dall’infrastruttura disponibile e si punta a massimizzarne il rendimento in termini di gas rinnovabile.
Alessandro Noce, dirigente coinvolto nella definizione del provvedimento, ha chiarito che i tempi di implementazione sono strettamente legati all’iter di approvazione del decreto stesso, atteso entro i primi mesi del 2027. Il messaggio implicito è che le aspettative del settore devono essere calibrate su una tabella di marcia realistica, non su previsioni ottimistiche.
Il nodo delle autorizzazioni: chi deve chiedere cosa
Uno degli aspetti più delicati del quadro normativo vigente riguarda il regime autorizzativo. Secondo la disciplina attuale, la procedura di autorizzazione si applica agli impianti di biometano con capacità superiore a 500 metri cubi standard all’ora. Al di sotto di questa soglia, le procedure sono semplificate.
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Questa distinzione non è un dettaglio tecnico secondario: determina quali progetti possono partire rapidamente e quali invece devono affrontare iter più lunghi, con valutazioni ambientali, pareri di enti locali, verifiche di compatibilità urbanistica. Per un operatore che vuole convertire un impianto a biogas esistente, capire in quale categoria ricade il proprio progetto è il primo passo per stimare i tempi reali di avvio.
Il problema strutturale è noto da anni nel settore delle energie rinnovabili italiano: le autorizzazioni possono richiedere tempi molto più lunghi di quelli teoricamente previsti dalla norma. Non per mancanza di regole, ma per la complessità della loro applicazione concreta — uffici con organici ridotti, iter che si sovrappongono tra livelli di governo diversi, ricorsi che bloccano i cantieri.
Perché il fattore tempo è centrale in questa fase
L’obiettivo dei 5,7 miliardi di metri cubi al 2030 è vincolante nella misura in cui è inserito nella pianificazione energetica nazionale. Mancano meno di quattro anni. In questo contesto, ogni mese perso in attesa del decreto, ogni settimana in più di istruttoria autorizzativa, ogni ricorso che congela un progetto, si traduce in capacità produttiva che non arriverà in tempo.
Non è catastrofismo: è aritmetica. Gli impianti di biometano non si costruiscono in pochi mesi. Dalla progettazione definitiva all’entrata in esercizio, i tempi tipici di un impianto di medie dimensioni si misurano in anni. Se il decreto arriva nel primo trimestre del 2027, e le autorizzazioni richiedono ulteriori mesi, la finestra operativa per rispettare il target 2030 si restringe notevolmente.
Questo spiega perché gli operatori del settore seguono con attenzione non solo il contenuto del provvedimento, ma anche — e forse soprattutto — le dichiarazioni sui tempi. La certezza normativa è una condizione necessaria per sbloccare gli investimenti: le banche che finanziano questi progetti vogliono sapere con quale regime di incentivo opererà l’impianto per i prossimi anni.
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Biogas e biometano: una filiera già strutturata che aspetta le regole
L’Italia ha una delle filiere di biogas più sviluppate d’Europa, costruita in gran parte grazie agli incentivi degli anni Duemila e Duemiladieci. Migliaia di impianti — molti dei quali collegati ad aziende agricole e zootecniche — producono biogas da scarti organici, reflui animali, colture dedicate. Una parte di questi impianti ha già esaurito il periodo incentivato o lo esaurirà nei prossimi anni.
La conversione al biometano rappresenta per questi impianti una via di sopravvivenza economica e una possibilità di continuare a contribuire alla transizione energetica in modo diverso. Invece di produrre elettricità — in un mercato sempre più competitivo per via del fotovoltaico — possono produrre gas rinnovabile da immettere nella rete, con un valore di mercato potenzialmente più stabile.
Il nuovo decreto dovrebbe creare le condizioni economiche per rendere questa conversione conveniente. Ma la convenienza dipende anche da quanto rapidamente si riesce ad avviare i lavori, e quindi da quanto il sistema autorizzativo riesce a rispondere in tempi certi. Su questo punto, il provvedimento da solo non basta: servono anche risorse umane negli enti preposti e procedure chiare a livello regionale e locale.
Cosa cambia per chi opera nel settore
Per gli operatori già attivi nel biogas, il messaggio pratico è che conviene iniziare adesso a valutare la fattibilità tecnica della conversione, senza aspettare la pubblicazione del decreto. Le analisi preliminari, i contatti con i gestori di rete per la verifica dei punti di immissione, la ricognizione degli iter autorizzativi applicabili alla propria situazione specifica: tutto questo può essere fatto in anticipo, in modo da essere pronti a presentare le domande non appena il quadro normativo sarà definito.
Per chi invece vuole costruire un impianto nuovo, la soglia dei 500 metri cubi standard all’ora è il primo parametro da considerare nel dimensionamento del progetto, proprio per capire quale percorso autorizzativo si dovrà affrontare.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica rimane il riferimento istituzionale per seguire l’evoluzione del provvedimento. In un settore dove le norme cambiano e i tempi spesso slittano, monitorare le fonti ufficiali è l’unico modo per non prendere decisioni di investimento su basi superate. Il biometano ha le carte in regola per giocare un ruolo concreto nella decarbonizzazione del sistema energetico italiano — ma le regole del gioco devono arrivare in tempo utile per farlo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








