Con la delibera di giunta regionale n. 1211 del 28 ottobre 2026, l’Umbria ha adottato il proprio PRIZAT — Piano Regionale di Individuazione delle Zone di Accelerazione Terrestri — il documento che definisce dove e con quali regole potranno sorgere i nuovi impianti fotovoltaici sul territorio regionale. Il piano, proposto dall’assessore all’ambiente e all’energia Thomas De Luca, è ora in attesa di approvazione definitiva da parte dell’assemblea regionale. Per chi segue le zone di accelerazione fotovoltaico in Umbria, si tratta di un passaggio concreto e atteso: non una dichiarazione d’intenti, ma uno strumento operativo con effetti diretti sulle autorizzazioni.
Cosa sono le zone di accelerazione e perché l’Umbria le ha definite
Le zone di accelerazione nascono dall’obbligo di recepire la direttiva europea RED III, trasposta in Italia con il D.Lgs. n. 190/2024. L’articolo 12 di questo decreto legislativo impone alle regioni di individuare aree specifiche in cui lo sviluppo delle rinnovabili possa procedere con iter semplificati. L’Umbria aveva già avviato il percorso a maggio 2026 con la pre-adozione del piano (DGR n. 473/2026) e aveva aperto la consultazione pubblica il 3 giugno 2026. L’adozione del 28 ottobre chiude la fase istruttoria della giunta e trasferisce il dossier all’assemblea regionale per il voto finale.
Il meccanismo è semplice nella logica, complesso nella pratica: identificare zone dove l’impatto ambientale degli impianti è considerato accettabile a priori, così da snellire le procedure senza rinunciare a ogni forma di controllo. Non si tratta di deregolamentare, ma di concentrare la valutazione a monte — sul piano — piuttosto che ripeterla impianto per impianto.
Dove potranno sorgere i nuovi impianti fotovoltaici
Il PRIZAT umbro individua come aree idonee principalmente le zone industriali, le superfici già edificate e le cave dismesse. È una scelta che riflette una logica precisa: privilegiare suoli già compromessi o artificializzati, evitando di aprire il fotovoltaico a terreni agricoli di pregio o ad aree naturali sensibili.
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Le cave abbandonate, in particolare, rappresentano un caso interessante: sono spesso superfici degradate, difficili da riconvertire ad altri usi, e possono ospitare impianti di dimensioni significative senza ulteriore consumo di suolo vergine. Le zone industriali e le superfici edificate, invece, includono coperture, parcheggi e aree già urbanizzate, dove il fotovoltaico si integra con infrastrutture esistenti.
Va sottolineato che il piano, nella sua versione attuale, riguarda esclusivamente il fotovoltaico. Altre fonti rinnovabili — eolico, idroelettrico, biomasse — sono rinviate a successivi aggiornamenti del documento. Una scelta comprensibile dal punto di vista procedurale, ma che lascia aperta la questione di come verrà gestita la pianificazione complessiva delle rinnovabili sul territorio regionale.
Iter autorizzativo: cosa cambia in concreto
Uno degli effetti più rilevanti del PRIZAT riguarda i tempi e le modalità di autorizzazione. Per i progetti ricadenti nelle zone di accelerazione, i tempi dell’Autorizzazione Unica (AU) vengono ridotti di un terzo rispetto all’iter ordinario. Non è un dettaglio marginale: i ritardi autorizzativi sono stati storicamente uno dei principali freni allo sviluppo del fotovoltaico in Italia, indipendentemente dalla disponibilità di risorse o di domanda.
Il piano introduce anche una semplificazione sulla valutazione ambientale: per i progetti in AU che adottano le misure di mitigazione previste dal piano stesso, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non è richiesta. I pareri paesaggistici rimangono obbligatori, ma diventano non vincolanti. Questo significa che possono essere espressi, anche negativamente, senza bloccare l’iter autorizzativo.
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È un equilibrio delicato. La semplificazione risponde a un’esigenza reale — accelerare la transizione energetica in un contesto in cui l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle rinnovabili — ma sposta il peso della valutazione ambientale dal singolo progetto al piano regionale. La qualità di quel piano, quindi, diventa cruciale: se le zone di accelerazione sono state individuate correttamente, la semplificazione funziona; se ci sono errori nella mappatura, gli impatti si scaricano sul territorio senza la rete di sicurezza della VIA progetto per progetto.
Il percorso verso l’approvazione definitiva
La consultazione pubblica era stata avviata ufficialmente il 3 giugno 2026. La delibera del 28 ottobre segna l’adozione da parte della giunta, ma il piano deve ancora essere approvato dall’assemblea regionale per diventare pienamente operativo. È in questa fase che le osservazioni raccolte durante la consultazione potranno trovare risposta — o meno — nel testo finale.
L’assessore Thomas De Luca ha presentato il PRIZAT come un passo significativo per l’Umbria nel contesto nazionale delle rinnovabili. Il piano implementa una norma europea con un’architettura procedurale che cerca di bilanciare velocità autorizzativa e tutela del paesaggio, due obiettivi che in Italia hanno spesso confligguto più che collaborato.
Per chi opera nel settore fotovoltaico o per i comuni che si trovano a gestire richieste di installazione sul proprio territorio, il PRIZAT rappresenta uno strumento di riferimento concreto: non più valutazioni caso per caso in assenza di un quadro regionale, ma un piano che definisce — almeno per le aree individuate — le regole del gioco in anticipo. L’approvazione finale dell’assemblea dirà se e con quali eventuali modifiche questo quadro diventerà definitivo.
Per approfondire il quadro normativo di riferimento, il testo del D.Lgs. n. 190/2024 è disponibile sul portale della normativa italiana.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








