Nel triennio 2023-2025, la Germania ha aggiudicato attraverso le aste per l’eolico terrestre una capacità complessiva di 31,8 GW, mentre l’Italia si è fermata a 2,26 GW. Un rapporto di circa 14 a 1 tra due paesi che appartengono alla stessa Unione Europea, condividono gli stessi obiettivi climatici al 2030 e competono sugli stessi mercati industriali. Il divario non è semplicemente numerico: racconta due velocità diverse nella transizione energetica e, soprattutto, due sistemi molto diversi nel modo in cui trasformano la politica energetica in impianti reali.
Cosa dicono i numeri sulle aste per l’eolico terrestre
I dati relativi alle aste eolico terrestre aste del periodo 2023-2025 mostrano una forbice che difficilmente si spiega solo con differenze geografiche o di vento disponibile. La Germania, primo paese membro dell’Unione Europea per produzione di energia eolica, ha costruito un sistema di gare che riesce a tradurre la domanda in capacità aggiudicata con una regolarità che l’Italia non ha ancora raggiunto.
I 2,26 GW italiani aggiudicati in tre anni non sono una cifra trascurabile in valore assoluto, ma diventano quasi simbolici se confrontati con la scala tedesca. Per dare un’idea del contesto: nel solo 2022, l’intera Unione Europea ha installato circa 16 GW di eolico. L’Italia, in tre anni di aste, ha assegnato poco più di un settimo di quanto la Germania ha aggiudicato nello stesso arco di tempo.
Va detto che l’eolico rimane la fonte rinnovabile più in crescita in Italia, e questo dato è reale. Il problema non è la direzione, ma la velocità. E la velocità, nel caso delle aste, dipende in larga parte da quanto progetto è disponibile e pronto quando il bando viene pubblicato.
Il collo di bottiglia che precede le aste
Le aste per le energie rinnovabili funzionano come mercati: i produttori presentano offerte, lo Stato seleziona quelle più competitive entro un volume prefissato e garantisce un prezzo incentivato per un certo numero di anni. In teoria, il meccanismo è efficiente. In pratica, dipende interamente da quanti progetti abbiano già superato l’iter autorizzativo al momento della gara.
→ Leggi anche: Fotovoltaico galleggiante, saturata la seconda procedura FER 2: 8 impianti per 30 MW nel Nord Italia
Qui emerge il nodo strutturale del caso italiano. Un impianto eolico terrestre, prima di poter partecipare a un’asta, deve ottenere un’autorizzazione unica che coinvolge enti locali, soprintendenze, ministeri e, spesso, procedure di valutazione ambientale. I tempi medi di questo percorso in Italia sono stati storicamente molto più lunghi rispetto alla Germania, dove le riforme degli ultimi anni hanno progressivamente semplificato e velocizzato le procedure di approvazione.
Il risultato pratico è che quando l’Italia apre un’asta, il numero di progetti autorizzati e pronti a partecipare è strutturalmente inferiore rispetto al potenziale. Si crea così un circolo: pochi progetti autorizzati significano meno offerte competitive, meno offerte significano meno capacità aggiudicata, e meno capacità aggiudicata significa meno impianti costruiti. La Germania ha spezzato questo circolo intervenendo a monte, sulle procedure, non solo sulle aste.
La riforma tedesca come punto di riferimento
Negli ultimi anni la Germania ha adottato misure legislative per ridurre drasticamente i tempi di autorizzazione degli impianti eolici, classificando le energie rinnovabili come interesse pubblico prevalente e semplificando i ricorsi amministrativi. Non si tratta di eliminare le tutele ambientali, ma di renderle più prevedibili e rapide, evitando che un progetto resti bloccato per anni in attesa di un parere che non arriva.
Questo approccio ha prodotto effetti misurabili. Quando le aste tedesche vengono pubblicate, il pipeline di progetti autorizzati è sufficientemente ampio da riempire i volumi messi a gara. Il mercato funziona perché il sistema a monte è stato costruito per alimentarlo con continuità.
L’Italia ha avviato percorsi di semplificazione, ma i risultati nelle aste eolico terrestre mostrano che il processo non ha ancora raggiunto la stessa efficacia operativa. Le riforme normative ci sono state, ma l’impatto sui tempi reali di autorizzazione rimane un tema aperto, con differenze significative anche tra regione e regione.
→ Leggi anche: La domanda di elettricità in Italia cresce del 6,5% a settembre 2026, ma le rinnovabili perdono quota
Perché questo divario riguarda anche i consumatori
La questione non è solo industriale o ambientale. Una maggiore capacità eolica installata incide sulla dipendenza dalle importazioni di gas, sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità e sulla sicurezza energetica del paese. L’Italia importa ancora una quota rilevante di energia e gas dall’estero, e ogni GW di rinnovabile non installato è una dipendenza che non si riduce.
Sul fronte climatico, il confronto con la Germania rende evidente quanto gli obiettivi europei al 2030 richiedano non solo target ambiziosi sulla carta, ma sistemi amministrativi capaci di realizzarli nei tempi previsti. Le aste per l’eolico terrestre sono lo strumento attraverso cui gli obiettivi diventano impianti. Se lo strumento è sottoutilizzato, il traguardo si allontana.
Per approfondire i dati sulle aste nei due paesi è possibile consultare l’analisi di QualEnergia, che ha elaborato il confronto tra i volumi aggiudicati nel triennio.
Cosa servirebbe per ridurre il divario
Non esiste una soluzione unica. Il sistema italiano sconta decenni di stratificazione normativa, competenze divise tra Stato e Regioni, e una cultura amministrativa che tende a trattare le rinnovabili come qualsiasi altra infrastruttura industriale piuttosto che come priorità di interesse nazionale.
Alcune misure concrete che altri paesi hanno già adottato con risultati visibili includono:
- la definizione di zone di accelerazione per le rinnovabili, dove i procedimenti autorizzativi seguono percorsi semplificati;
- la riduzione del numero di enti coinvolti nelle conferenze di servizi;
- termini perentori per i pareri, con silenzio-assenso qualificato in caso di mancata risposta nei tempi;
- risorse dedicate agli uffici tecnici regionali e ministeriali, che oggi spesso non riescono a smaltire i carichi di lavoro nei tempi necessari.
Nessuna di queste misure è tecnicamente impossibile. Alcune sono già presenti in forma parziale nella normativa italiana. Il punto è che il confronto con i 31,8 GW tedeschi aggiudicati in tre anni suggerisce che la distanza tra la norma scritta e il risultato concreto rimane ancora molto ampia. E finché quella distanza non si riduce, le aste per l’eolico terrestre in Italia continueranno a produrre risultati lontani dal potenziale reale del paese.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








