A Figline e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze, un’area industriale dismessa potrebbe diventare uno dei progetti energetici integrati più ambiziosi attualmente in sviluppo in Italia. Ecosuntek SpA, società quotata su Euronext Growth Milan attiva nel settore delle rinnovabili, ha annunciato nell’ottobre 2026 il progetto H2-Era Green Valley (HGV): un polo che combina un impianto fotovoltaico con accumulo e idrogeno verde in un unico ecosistema produttivo, con l’aggiunta di un data center alimentato da fonti rinnovabili. La combinazione di queste tecnologie nello stesso sito — piuttosto che come installazioni separate — è l’elemento che distingue questo progetto dalla maggior parte delle iniziative rinnovabili attualmente in corso nel Paese.
Cosa prevede il progetto H2-Era Green Valley
Il cuore dell’iniziativa è un impianto fotovoltaico da 100,5 MWp, dimensione che lo collocherebbe tra i grandi impianti utility-scale italiani. A questo si affianca un sistema di accumulo da 140 MWh, pensato per gestire la variabilità della produzione solare e garantire una disponibilità energetica più stabile anche nelle ore in cui i pannelli non producono.
Il terzo componente è la parte più insolita: un impianto per la produzione di idrogeno verde da 10 MW, basato su elettrolizzatori alimentati dall’energia solare prodotta in loco. L’idrogeno verde — ottenuto per elettrolisi dell’acqua usando esclusivamente energia rinnovabile — è considerato uno dei vettori energetici più promettenti per decarbonizzare settori difficili da elettrificare direttamente, come la chimica, la siderurgia o il trasporto pesante.
Il quarto elemento è un data center alimentato da rinnovabili, per il quale Comtel e H2-Era Green Valley SpA hanno già firmato un accordo specifico. L’integrazione del data center in un polo energetico di questo tipo è una scelta progettuale non banale: i centri elaborazione dati sono tra i maggiori consumatori di elettricità in assoluto, e la loro alimentazione con energia rinnovabile prodotta direttamente sul sito riduce la dipendenza dalla rete e le perdite di trasmissione.
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Perché un impianto fotovoltaico con accumulo e idrogeno verde cambia la logica dell’energia rinnovabile
Un impianto fotovoltaico con accumulo e idrogeno verde non è semplicemente la somma di tre tecnologie. La logica che li tiene insieme è quella di valorizzare ogni kilowattora prodotto nel modo più efficiente possibile, a seconda del momento e della domanda.
Quando la produzione solare supera il fabbisogno immediato del sito, l’energia in eccesso può essere immagazzinata nelle batterie — per essere usata nelle ore serali o nuvolose — oppure dirottata verso gli elettrolizzatori per produrre idrogeno. L’idrogeno, a sua volta, può essere stoccato e utilizzato in un secondo momento, fungendo da riserva energetica a lungo termine o come vettore per usi industriali.
Questa flessibilità è uno dei limiti storici delle rinnovabili: producono quando il sole splende o il vento soffia, non necessariamente quando l’energia serve. L’accumulo elettrochimico (batterie) risolve il problema su scale temporali di ore; l’idrogeno può teoricamente estendere questo orizzonte a giorni o settimane, anche se le perdite di conversione nei processi di elettrolisi e riconversione restano un limite tecnico da non sottovalutare. L’efficienza complessiva del ciclo elettricità–idrogeno–elettricità è oggi significativamente inferiore a quella dello stoccaggio in batterie, ma l’idrogeno offre densità energetica e versatilità d’uso che le batterie non possono eguagliare.
Il sito: un’area industriale dismessa nel Valdarno fiorentino
La localizzazione del progetto non è casuale. Figline e Incisa Valdarno, comune della città metropolitana di Firenze, ospita aree produttive dismesse che rappresentano al tempo stesso un problema di riqualificazione territoriale e un’opportunità: superfici già antropizzate, spesso con infrastrutture esistenti, che possono essere reintegrate nel ciclo produttivo senza consumare nuovo suolo agricolo o naturale.
Trasformare un’area industriale abbandonata in un polo energetico è una delle applicazioni più coerenti con i principi dell’economia circolare applicata al territorio. Non si tratta di occupare nuove superfici, ma di restituire funzione produttiva a spazi già compromessi. Questo aspetto è rilevante anche dal punto di vista autorizzativo, poiché l’impatto paesaggistico e ambientale di un impianto su brownfield è generalmente valutato in modo diverso rispetto a un impianto su terreni agricoli o naturali.
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Il progetto è strutturato attraverso la società veicolo H2-Era Green Valley SpA, costituita dalla controllata Eco Trade Srl di Ecosuntek, che ha firmato l’accordo di sviluppo. La struttura societaria separata è una prassi comune nei grandi progetti infrastrutturali, che permette di isolare i rischi e facilitare eventuali partnership o finanziamenti dedicati.
Il contesto italiano e le sfide che restano aperte
Il progetto si inserisce in un momento in cui l’Italia sta accelerando — con ritardi accumulati rispetto agli obiettivi europei — l’installazione di capacità rinnovabile. Il settore fotovoltaico ha registrato numeri crescenti negli ultimi anni, ma la componente dello stoccaggio e soprattutto quella dell’idrogeno verde restano ancora in una fase prevalentemente sperimentale o di prima industrializzazione nel contesto nazionale.
Per un impianto fotovoltaico con accumulo e idrogeno verde come HGV, le variabili critiche sono diverse. Sul fronte autorizzativo, i grandi impianti rinnovabili in Italia attraversano iter spesso lunghi e complessi, con tempi che possono estendersi per anni. Sul fronte economico, la competitività dell’idrogeno verde dipende in modo determinante dal costo dell’elettricità rinnovabile e dall’efficienza degli elettrolizzatori, entrambi in miglioramento ma ancora lontani dalla parità con le fonti fossili in molti contesti applicativi. Sul fronte della domanda, serve che esistano utilizzatori finali disposti ad acquistare l’idrogeno verde a prezzi che rendano sostenibile la produzione.
Ecosuntek non ha ancora reso noti i dettagli relativi a tempi di realizzazione o investimenti previsti. Quello che è stato formalizzato è l’accordo di sviluppo e la struttura del progetto nelle sue componenti tecniche principali. Ulteriori informazioni su Solareb2b permettono di seguire l’evoluzione del progetto man mano che le fasi successive vengono definite.
Se il progetto H2-Era Green Valley raggiungerà la fase operativa con le specifiche dichiarate, rappresenterà un caso concreto di come diverse tecnologie rinnovabili possano essere integrate in un unico sito per moltiplicarne il valore, riducendo al contempo l’impatto sul territorio. Il percorso tra l’annuncio e la realizzazione, tuttavia, è ancora tutto da costruire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






