Energie rinnovabili

Fotovoltaico galleggiante, saturata la seconda procedura FER 2: 8 impianti per 30 MW nel Nord Italia

La seconda procedura FER 2 per il fotovoltaico galleggiante si è conclusa il 23 ottobre 2026 con 8 impianti assegnati nel Nord Italia, saturando completamente i 30 MW dis

Fotovoltaico galleggiante, saturata la seconda procedura FER 2: 8 impianti per 30 MW nel Nord Italia

Il 23 ottobre 2026 il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha chiuso la seconda procedura del regime FER 2 dedicata al fotovoltaico galleggiante su acque interne con tutti i 30 MW disponibili assegnati: otto impianti in graduatoria, tutti localizzati nel Nord Italia. È un risultato che segna un cambio di passo rispetto alla prima procedura, in cui era entrato in posizione utile un solo impianto da circa 1 MW su un contingente massimo di 50 MW.

Dalla prima procedura quasi vuota alla saturazione completa

Il confronto tra le due procedure racconta molto sullo stato del mercato. Nella prima asta FER 2 per il fotovoltaico galleggiante, il contingente era addirittura più ampio — 50 MW — ma la risposta del settore era stata modesta: un solo progetto era riuscito a rientrare in posizione utile, per una potenza di circa 1 MW. Un risultato che aveva sollevato interrogativi sulla maturità del mercato e sulla capacità dei proponenti di rispettare i requisiti tecnici e amministrativi richiesti dallo schema incentivante.

La seconda procedura ha ribaltato il quadro. Con un contingente ridotto a 30 MW, otto impianti hanno raggiunto la graduatoria, saturando completamente la quota disponibile. Due progetti, pur avendo offerto uno sconto del 2% sulla tariffa di riferimento, sono stati esclusi perché il contingente era già esaurito: segno che la domanda ha superato l’offerta, almeno in questa tornata.

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Sei impianti in Lombardia, gli altri in Piemonte e Emilia-Romagna

La distribuzione geografica dei progetti è quasi interamente concentrata nel Nord Italia. Sei dei otto impianti si trovano in Lombardia, uno in Piemonte e uno in Emilia-Romagna. Non è una sorpresa: queste regioni dispongono di una rete consistente di bacini artificiali, cave allagate, laghetti di irrigazione e aree umide industriali che si prestano all’installazione di pannelli su strutture flottanti.

Il fotovoltaico galleggiante su acque interne ha caratteristiche specifiche che lo distinguono dagli impianti a terra. I pannelli installati su superfici acquatiche beneficiano di un effetto di raffreddamento naturale che, in determinate condizioni, può migliorare l’efficienza di conversione rispetto agli impianti terrestri esposti al calore estivo. Allo stesso tempo, la tecnologia richiede strutture ancorate o agganciate al fondale, sistemi di cablaggio resistenti all’umidità e una gestione più complessa della manutenzione ordinaria. I costi di installazione restano generalmente più elevati rispetto al fotovoltaico a terra.

Cosa prevede il FER 2 per questa tecnologia

Il regime FER 2 è lo schema di incentivazione italiano per le fonti rinnovabili di seconda generazione, pensato per tecnologie ancora in fase di consolidamento sul mercato nazionale. Il fotovoltaico galleggiante rientra in questa categoria: non è una tecnologia sperimentale, ma non ha ancora raggiunto la diffusione di massa del fotovoltaico su tetto o a terra.

Le procedure FER 2 funzionano come aste al ribasso: i proponenti competono offrendo sconti sulla tariffa di riferimento stabilita dal GSE. Chi offre lo sconto maggiore ha priorità in graduatoria. Nel caso della seconda procedura appena conclusa, due progetti che avevano comunque offerto uno sconto del 2% sono rimasti fuori non per carenze tecniche o amministrative, ma semplicemente perché i 30 MW erano già stati coperti dai progetti precedenti in classifica. Questo meccanismo premia la competitività economica dei progetti, ma non garantisce che tutti i proponenti qualificati ricevano l’incentivo.

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Perché il Nord Italia concentra quasi tutta la capacità assegnata

La concentrazione geografica in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna riflette una disponibilità di superfici acquatiche adatte che nel Centro e nel Sud Italia è strutturalmente inferiore. Le cave dismesse allagate, i bacini di raccolta idrica e i laghi artificiali legati all’irrigazione agricola sono risorse più diffuse nelle pianure del Nord, dove l’agricoltura intensiva ha storicamente richiesto infrastrutture idriche estese.

Questo non significa che il fotovoltaico galleggiante sia una tecnologia esclusivamente settentrionale, ma che le condizioni di partenza — disponibilità di superfici, presenza di operatori con esperienza, vicinanza alle reti di trasmissione — favoriscono per ora queste aree. Le regioni meridionali, che dispongono di maggiore irraggiamento solare, potrebbero in futuro sviluppare progetti su invasi artificiali e bacini di accumulo idrico, ma richiederebbero investimenti infrastrutturali diversi.

Il segnale che arriva dal mercato

Il passaggio da una procedura quasi deserta a una completamente saturata in poco tempo indica che il segmento del fotovoltaico galleggiante sta acquisendo una massa critica di operatori capaci di sviluppare progetti competitivi. L’esclusione di due impianti nonostante lo sconto offerto dimostra che la pressione competitiva è reale: non basta presentare un progetto tecnicamente valido, occorre anche strutturare l’offerta economica in modo da risultare tra i più convenienti.

Per i prossimi bandi, il GSE dovrà valutare se aumentare il contingente dedicato a questa tecnologia, considerando che la domanda ha chiaramente superato quanto messo a disposizione nella seconda procedura. I dati di questa tornata — otto impianti, 30 MW, saturazione completa — forniranno probabilmente un riferimento utile per calibrare le aste future. Per chi segue lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, il calendario delle prossime procedure è consultabile direttamente sul sito ufficiale del GSE.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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