Il 29 ottobre 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha pubblicato il parere ambientale positivo per 7Seas Med, il primo grande impianto di eolico offshore galleggiante italiano. Si tratta di un progetto da 250 MW nel Canale di Sicilia, a 35 chilometri dalla costa, che segna un passaggio concreto dalla pianificazione alla possibilità reale di costruire turbine eoliche in acque profonde nel Mediterraneo.
Perché questo parere conta più di un semplice via libera burocratico
L’approvazione ambientale è uno degli ostacoli più complessi nell’iter autorizzativo di un impianto energetico offshore, soprattutto quando si tratta di tecnologia galleggiante. A differenza delle turbine ancorate al fondale marino con fondazioni fisse — adatte ad acque basse, tipicamente fino a 50-60 metri di profondità — le strutture galleggianti vengono mantenute in posizione da sistemi di ancoraggio e sono progettate per operare in fondali molto più profondi. Il Canale di Sicilia, con le sue caratteristiche batimetriche, rientra proprio in questa categoria.
Il fatto che il Mase abbia rilasciato un parere positivo significa che il progetto ha superato la valutazione di impatto ambientale, uno step che in Italia ha spesso rappresentato un collo di bottiglia per le energie rinnovabili offshore. Non è ancora un’autorizzazione alla costruzione, ma è il segnale che il percorso verso la realizzazione è aperto.
Dove sorgerà il parco e cosa prevede il progetto
7Seas Med sarà localizzato nel Canale di Sicilia, a 35 km dalla costa, nelle acque tra la Sicilia e le coste nordafricane. La posizione non è casuale: quest’area è tra le più ventose del Mediterraneo centrale, con regimi di vento costanti che la rendono potenzialmente molto produttiva per la generazione eolica.
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La capacità installata prevista è di 250 megawatt. Per dare un ordine di grandezza: un impianto di questa taglia, in condizioni di vento favorevoli, può coprire il fabbisogno elettrico annuo di centinaia di migliaia di abitazioni, anche se la produzione effettiva dipende dal capacity factor reale dell’impianto, che per l’eolico offshore galleggiante in Mediterraneo non è ancora consolidato su dati storici italiani.
La tecnologia galleggiante è il vero elemento distintivo del progetto. Rispetto all’eolico offshore tradizionale, le piattaforme galleggianti possono essere assemblate in porto e poi trainate in posizione, il che riduce la dipendenza da mezzi specializzati per l’installazione in mare aperto. Tuttavia, i costi rimangono significativamente più elevati rispetto all’eolico a fondazione fissa, e la tecnologia è ancora in fase di maturazione a livello industriale su scala globale.
L’eolico offshore galleggiante in Italia: un settore che parte in ritardo
L’Italia ha coste lunghe oltre 7.400 chilometri e fondali mediterranei che rendono l’eolico offshore a fondazione fissa difficilmente applicabile su larga scala — le acque scendono rapidamente in profondità, soprattutto nel Mar Tirreno e nel Canale di Sicilia. Questo ha storicamente limitato lo sviluppo dell’offshore italiano rispetto a paesi come il Regno Unito, la Danimarca o la Germania, dove fondali bassi e venti forti nel Mare del Nord hanno favorito lo sviluppo massiccio di impianti tradizionali.
L’eolico offshore galleggiante cambia questa prospettiva: apre la possibilità di sfruttare risorse eoliche in acque profonde, che nel caso italiano sono geograficamente abbondanti. Per questo motivo, l’approvazione di 7Seas Med viene considerata un precedente rilevante: è il primo progetto di grande taglia a ottenere il via libera ambientale in Italia, e potrebbe aprire la strada ad altri impianti simili.
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A livello europeo, la tecnologia galleggiante è ancora in una fase relativamente early-stage rispetto all’offshore fisso. Esistono impianti dimostrativi — il più noto è Hywind Scotland di Equinor — ma la transizione verso parchi commerciali su larga scala è ancora in corso. L’obiettivo dell’Unione Europea è raggiungere 7 GW di eolico offshore galleggiante entro il 2030 e 40 GW entro il 2050, secondo le indicazioni della Commissione europea.
Cosa manca ancora prima di vedere le turbine in mare
Il parere ambientale positivo del Mase è un passaggio necessario, ma non sufficiente. Prima che le strutture galleggianti di 7Seas Med vengano calate nel Canale di Sicilia, il progetto dovrà completare ulteriori step autorizzativi, incluse le concessioni demaniali marittime e le autorizzazioni alla costruzione vere e proprie. I tempi effettivi di realizzazione non sono stati resi noti nelle comunicazioni ufficiali disponibili.
Rimane anche aperta la questione dei costi. L’eolico offshore galleggiante è oggi più costoso dell’eolico a terra e dell’offshore tradizionale. La competitività economica dipenderà in larga parte dalla capacità di sviluppare una filiera industriale nazionale — cantieri, componentistica, installazione — che al momento in Italia è ancora da costruire. Senza una supply chain locale, i costi di sviluppo rischiano di restare elevati e di rendere necessari meccanismi di incentivazione pubblica per rendere i progetti bancabili.
Il segnale del 29 ottobre è comunque concreto: per la prima volta, un progetto di eolico offshore galleggiante di scala industriale ha superato la valutazione ambientale in Italia. Che il percorso sia ancora lungo non cambia il fatto che, fino a poche settimane fa, questo traguardo non era stato raggiunto da nessuno.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








