Energie rinnovabili

Terna fissa 16 GWh per l’asta MACSE di novembre: le opportunità per i competitor

Terna ha fissato 16 GWh di capacità di stoccaggio per l'asta MACSE del 24 novembre 2026, con consegna nel 2029. Analisi della competizione e del ruolo dell'accumulo.

Terna fissa 16 GWh per l'asta MACSE di novembre: quanto spazio per la competizione?
Terna ha fissato 16 GWh di capacità di stoccaggio per l'asta MACSE del 24 novembre 2026, con consegna nel 2029. Analisi della competizione e del ruolo dell'accumulo.

A meno di tre settimane dalla data fissata, Terna ha ufficializzato i parametri della seconda asta MACSE del 24 novembre 2026: sul tavolo ci sono 16 GWh di nuova capacità di stoccaggio con consegna nel 2029. Un volume quasi il 60% superiore rispetto a quello assegnato nella prima tornata, un segnale che il meccanismo sta accelerando e che il mercato italiano degli accumuli è entrato in una fase operativa concreta. Per chi segue l’asta MACSE novembre, la domanda centrale è quanto spazio ci sarà per la competizione — e cosa ci dice questo appuntamento sullo stato del sistema elettrico nazionale.

Cos’è il MACSE e perché esiste

Il MACSE — acronimo di Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico — è uno strumento di mercato a termine introdotto con il DM 346/2024. La logica è relativamente semplice: Terna, in qualità di gestore della rete di trasmissione nazionale, acquista oggi — tramite asta competitiva — la disponibilità futura di capacità di stoccaggio che dovrà essere operativa in un anno prestabilito.

In altri termini, chi vince l’asta non consegna energia nell’immediato, ma si impegna a rendere disponibile una certa capacità di accumulo entro la scadenza contrattuale. Questo permette a Terna di pianificare la flessibilità del sistema con anni di anticipo, riducendo l’incertezza legata all’integrazione di fonti rinnovabili non programmabili come il fotovoltaico e l’eolico.

L’asta è dedicata esclusivamente alle batterie agli ioni di litio, la tecnologia oggi dominante nel settore degli accumuli su scala utility. Non sono ammesse tecnologie alternative, almeno in questa fase del meccanismo.

Dalla prima alla seconda asta: i numeri a confronto

Per capire il peso dell’appuntamento di novembre, è utile guardare a ciò che è già accaduto. La prima asta MACSE si è tenuta il 30 settembre 2025 e ha assegnato 10 GWh di capacità di stoccaggio. Il prezzo medio ponderato di assegnazione si è attestato intorno ai 13.000 euro/MWh per anno, un valore che ha fornito al mercato un riferimento concreto su cui calibrare le aspettative per le tornate successive.

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La seconda asta, quella del 24 novembre 2026, mette in gioco 16 GWh — sempre con consegna nel 2029. L’aumento del volume rispetto alla prima tornata è significativo: indica che Terna ha identificato un fabbisogno crescente di flessibilità e che il meccanismo non è pensato come un esperimento isolato, ma come uno strumento ricorrente e scalabile.

Quanto alla competizione effettiva attesa per questa seconda asta MACSE di novembre, i dati disponibili non consentono ancora di fare proiezioni precise sul numero di partecipanti o sul grado di sovrabbondanza delle offerte. Quello che si può osservare è che il mercato italiano degli accumuli ha registrato una crescita sostenuta negli ultimi anni, con numerosi operatori — sia nazionali che internazionali — che hanno avviato progetti di sviluppo di sistemi BESS (Battery Energy Storage Systems) su scala industriale.

Come funziona concretamente la partecipazione

Il meccanismo MACSE prevede che i soggetti abilitati presentino offerte competitive indicando la capacità che sono in grado di rendere disponibile e il corrispettivo richiesto. Terna seleziona le offerte in ordine crescente di prezzo fino a coprire il volume messo a gara — in questo caso 16 GWh. Chi viene selezionato riceve un contratto pluriennale che remunera la disponibilità della capacità, indipendentemente dall’effettivo utilizzo in tempo reale.

Questo schema è concettualmente simile ai meccanismi di capacity market già presenti in altri paesi europei, ma applicato specificamente allo stoccaggio. La distinzione è rilevante: non si tratta di pagare la produzione di energia, ma la disponibilità di una risorsa flessibile che il sistema può chiamare quando necessario.

La struttura a termine — con consegna nel 2029 — serve a dare agli operatori un orizzonte temporale sufficiente per sviluppare, autorizzare e costruire i nuovi impianti di accumulo. In un contesto in cui le tempistiche autorizzative restano uno dei principali colli di bottiglia per le infrastrutture energetiche italiane, questo margine di tre anni è considerato il minimo necessario per garantire la realizzabilità dei progetti aggiudicati.

→ Leggi anche: Accumuli utility-scale in Italia: Terna definisce il fabbisogno al 2030 e la localizzazione

Perché l’accumulo è diventato una priorità di sistema

L’interesse di Terna per lo stoccaggio non nasce in modo isolato. L’Italia ha obiettivi ambiziosi di espansione delle rinnovabili nei prossimi anni, con fotovoltaico ed eolico destinati a coprire quote crescenti del mix elettrico nazionale. Più queste fonti aumentano la loro incidenza, più il sistema ha bisogno di risorse capaci di assorbire i picchi di produzione e rilasciare energia nei momenti di bassa generazione.

Le batterie su larga scala svolgono esattamente questa funzione: accumulano energia quando l’offerta supera la domanda — tipicamente nelle ore centrali di una giornata soleggiata — e la restituiscono nelle ore serali o nei periodi di scarsa ventilazione. Senza un parco accumuli adeguato, l’alternativa è curtailment, ovvero il taglio forzato della produzione rinnovabile, con conseguente spreco di energia pulita già prodotta.

Il MACSE è, in questo senso, uno strumento di pianificazione della flessibilità: consente a Terna di costruire un portafoglio di risorse di stoccaggio con certezza contrattuale, riducendo la dipendenza da soluzioni di bilanciamento meno efficienti o più costose.

Cosa ci si aspetta dal 24 novembre

L’asta MACSE di novembre rappresenta un test importante per la maturità del mercato italiano degli accumuli. Dopo la prima tornata del settembre 2025 — che ha fornito un benchmark di prezzo e ha dimostrato la fattibilità operativa del meccanismo — questa seconda asta verifica se il mercato è in grado di rispondere a un volume maggiore mantenendo un livello di competizione sufficiente a garantire prezzi efficienti per il sistema.

Il prezzo di assegnazione della prima asta, circa 13.000 euro/MWh per anno, resterà inevitabilmente un punto di riferimento per gli operatori che costruiranno le proprie offerte. Se la seconda asta dovesse chiudersi a valori simili o inferiori, sarebbe un segnale positivo sia per la competitività del settore sia per la sostenibilità economica del meccanismo nel lungo periodo. Per chi vuole approfondire le regole di partecipazione, il Gestore dei Servizi Energetici pubblica aggiornamenti regolari sugli strumenti di incentivazione per le rinnovabili e lo stoccaggio.

I risultati del 24 novembre forniranno dati concreti su quanta capacità il mercato è effettivamente in grado di offrire per il 2029 e a quale costo — informazioni che orienteranno le prossime tornate del MACSE e, più in generale, la strategia di Terna per la flessibilità della rete nei prossimi anni.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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