Il portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha restituito, per ottobre 2026, dati che meritano attenzione: le autorizzazioni ambientali per l’eolico hanno raggiunto 393,6 MW onshore, a cui si aggiunge una quota offshore che porta il totale della fonte eolica a 643,6 MW complessivi nello stesso mese. Un risultato che, letto insieme agli oltre un gigawatt di agrivoltaico autorizzato nello stesso periodo, offre uno spaccato significativo su dove si trova oggi la macchina burocratica delle rinnovabili italiane.
Cosa dicono i numeri di ottobre per l’eolico
Il dato grezzo — 393,6 MW di eolico terrestre e un totale di 643,6 MW tra onshore e offshore — va letto con attenzione prima di trarne conclusioni affrettate. Le autorizzazioni ambientali non equivalgono a impianti in costruzione né a capacità installata: rappresentano il via libera formale a procedere, cioè il superamento della fase di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o di Valutazione di Incidenza, a seconda del sito.
Detto questo, la quantità autorizzata in un singolo mese è comunque un indicatore utile. Segnala quanti progetti hanno attraversato con successo l’istruttoria ministeriale, un passaggio che in Italia è storicamente tra i più critici dell’intera filiera autorizzativa. Un mese con volumi elevati può riflettere lo smaltimento di un arretrato accumulato, l’accelerazione delle commissioni competenti, o semplicemente una concentrazione di pratiche mature che hanno raggiunto la fase finale in contemporanea.
L’agrivoltaico supera il gigawatt: un segnale da non sottovalutare
Ancora più consistente, in termini assoluti, è il risultato dell’agrivoltaico: 1,06 GW autorizzati nel solo mese di ottobre. Si tratta di impianti fotovoltaici progettati per coesistere con l’attività agricola sottostante — una tecnologia che ha guadagnato rilevanza normativa e progettuale negli ultimi anni, anche grazie a incentivi dedicati e a una crescente attenzione da parte degli investitori.
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L’agrivoltaico pone però questioni concrete che vale la pena ricordare: non ogni impianto che si definisce tale rispetta i criteri di compatibilità con la produzione agricola. La distinzione tra agrivoltaico avanzato — dove il suolo mantiene una funzione produttiva verificabile — e installazioni che di agricolo hanno poco più del nome è una delle sfide regolative ancora aperte. Il volume autorizzato a ottobre non dice nulla, da solo, sulla qualità progettuale di questi impianti.
Idroelettrico: la VIA positiva in provincia di Cuneo
Tra i provvedimenti del mese figura anche una Valutazione di Impatto Ambientale positiva per un impianto idroelettrico in provincia di Cuneo. L’idroelettrico è spesso trattato come una fonte matura e consolidata, ma i nuovi impianti — soprattutto quelli di piccola taglia su corsi d’acqua alpini — continuano a essere oggetto di istruttorie complesse, che devono bilanciare la produzione energetica con la tutela degli ecosistemi fluviali e i deflussi minimi vitali.
Un’autorizzazione in provincia di Cuneo non è quindi un dato scontato: riflette un processo di valutazione che tiene conto di vincoli paesaggistici, idrologici e naturalistici specifici di quell’area. È un tipo di autorizzazione che richiede tempi più lunghi rispetto a un impianto fotovoltaico su terreno pianeggiante, e per questo merita una lettura separata rispetto ai grandi volumi eolici e agrivoltaici.
Perché le autorizzazioni ambientali per l’eolico restano un collo di bottiglia
Il sistema delle autorizzazioni ambientali per le rinnovabili — e per l’eolico in particolare — è stato a lungo uno dei punti più critici della transizione energetica italiana. I tempi medi di istruttoria hanno superato in passato i quattro anni per gli impianti di grande taglia, con procedimenti bloccati da ricorsi, carenze di organico nelle commissioni ministeriali, sovrapposizioni tra competenze statali e regionali.
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Le riforme introdotte negli anni scorsi — tra cui la semplificazione delle procedure per gli impianti sotto certe soglie e il potenziamento della Commissione PNRR-PNIEC presso il MASE — hanno puntato proprio a ridurre questi tempi. I dati mensili pubblicati dal portale ministeriale servono, tra l’altro, a monitorare se queste misure stanno producendo effetti concreti sul flusso di autorizzazioni.
Un mese positivo come ottobre 2026 è un segnale incoraggiante, ma non è sufficiente per stabilire una tendenza. Quello che conta, dal punto di vista della pianificazione energetica, è la media su base annuale e la capacità del sistema di mantenere ritmi autorizzativi compatibili con gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). L’Italia ha obiettivi ambiziosi di capacità rinnovabile installata entro il 2030, e la velocità con cui i progetti ottengono il via libera ambientale è una delle variabili determinanti.
Cosa succede dopo l’autorizzazione ambientale
È utile chiarire un punto che spesso genera confusione: la VIA positiva non è l’unico atto necessario per costruire un impianto eolico. Dopo l’autorizzazione ambientale, un progetto deve ancora ottenere l’Autorizzazione Unica rilasciata dalla Regione (o dal MASE per gli impianti di competenza statale), oltre a eventuali permessi edilizi, concessioni per l’uso del suolo, e — per l’offshore — autorizzazioni demaniali marittime.
In pratica, i 643,6 MW di eolico autorizzati ambientalmente a ottobre non si tradurranno in capacità operativa nel giro di pochi mesi. I tempi tra VIA positiva e primo kilowattora prodotto possono variare da due a cinque anni, a seconda della complessità del sito, della disponibilità della rete di trasmissione e dei tempi di costruzione. Questo non sminuisce il valore del dato, ma aiuta a collocarlo nel contesto corretto.
I numeri di ottobre 2026 fotografano un momento in cui il sistema autorizzativo sembra riuscire a processare volumi significativi di capacità rinnovabile. Se questo ritmo si consoliderà nei mesi successivi — e se le fasi successive dell’iter riusciranno a non vanificare i progressi ottenuti in istruttoria — sarà possibile valutare con più precisione quanto la macchina burocratica stia effettivamente accelerando. Per ora, il dato va registrato con interesse, senza trasformarlo in una certezza che i numeri, da soli, non possono ancora garantire. I dati completi sono disponibili sul portale ufficiale del MASE.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








