
Più volte abbiamo parlato, male, dell’associazione Fare Ambiente che si dichiara ambientalista ma che, in realtà, di mestiere fa altro. Altro che abbiamo definito “astroturfing“, cioè creare dal nulla un finto movimento dal basso per sponsorizzare una tesi o un prodotto sul quale c’è già un forte dibattito da parte di altre associazioni, questa volta veramente nate dal basso in maniera spontanea.
Lo stesso discorso, con lo stesso appellativo, lo abbiamo portato avanti sui Circoli dell’ambiente, versione pseduo green dei Circoli della libertà di Berlusconi. Troppo accanimento? No, semplice onestà intellettuale perché il comportamento di queste due associazioni smentisce quotidianamente i loro presunti obbiettivi.
Fare Ambiente, ad esempio, appena ebbe notizia dell’allarme nucleare a Fukushima si affrettò a dire che non era successo niente, che chi diceva il contrario era uno sciacallo e, fino al 14 di marzo per bocca del suo presidente Vincenzo Pepe (nella foto) affermava:
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Hans Van Baalen, liberale olandese a capo della delegazione Ue per le relazioni con il Giappone, intervistato dall’ufficio stampa del Parlamento europeo sull’allarme nucleare in Giappone ammette candidamente che nessuno può sapere come andrà a finire.
La perdita di 10.000 persone è una tragedia immensa, che non si può nemmeno capire, ma se ci sarà una nuova Chernobyl, le ripercussioni si sentiranno su tutta la regione, addirittura sul mondo intero. I giapponesi possono far fronte allo Tsunami e al terremoto ma possiamo solo sperare che sappiano rispondere anche alla minaccia nucleare: un disastro nucleare avrebbe conseguenze di portata ben peggiore
Parole che, chiaramente, ammettono che allo stato attuale si può solo sperare e che, in questa bruttissima vicenda, non c’è proprio nulla di certo. Parole, però, da girare a chi parla di sciacallaggio ideologico sugli incidenti nucleari di queste ore. Ad esempio l’astroturfer Alfonso Fimiani, dei Circoli dell’ambiente, o il collega Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente che, poche ore fa, ha affermato:
C’è sempre qualche sciacallo pronto a speculare sulle disgrazie altrui, cercando di terrorizzare l’opinione pubblica e condizionare le istituzioni per indurle ad emanare provvedimenti che ci continuino a legare mani e piedi ai petrolieri, i cui interessi sono mortalmente minacciati dalle fonti energetiche alternative agli idrocarburi, quali il solare, l’eolico ed il nucleare
Via | Parlamento Europeo, Fare Ambiente
Foto | Hans Van Baalen
Crisi in Libia e ripercussioni sulle forniture energetiche, soprattutto dopo la chiusura del gasdotto Greenstream che da Mellitah porta il gas naturale a Gela. Tutti si chiedono se ci saranno problemi in Italia e, soprattutto, come li dovremmo superare. Come sempre ci sono due interpretazioni ad un solo problema.
La prima è quella delle due neonate associazioni che si dichiarano ambientaliste e che fanno riferimento diretto al centro destra in Parlamento: Fare Ambiente e i Circoli dell’ambiente. Entrambe prendono la palla della crisi libica al balzo per propinare l’energia nucleare.
Ecco come vede la questione Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente:
Alla luce degli avvenimenti rivoluzionari che in queste settimane stanno infiammando i paesi del medio oriente e dell’africa del nord, non ultima la Libia nostra prima fornitrice di petrolio, invito tutti a riflettere circa l’opportunita’ di promuovere fonti alternative di rifornimento energetico. Mi riferisco al mix eolico - solare - nucleare
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L’associazione Fare Ambiente, vicina al Pdl, si sta dando molto da fare per favorire il ritorno al nucleare in Italia. L’ultima idea sono i “comitati del sì”, che sono stati presentati sabato scorso durante un convegno al quale hanno partecipato anche il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il deputato del PDL Alfonso Papa e Paolo Russo presidente della commissione Agricoltura della Camera.
Secondo gli ospiti del convegno i comitati sarebbero necessari per informare gli italiani e capovolgere quanto affermano gli ambientalisti. Secondo Papa, ad esempio, all’”ambientalismo del no” è preferibile
la tartarughina di FareAmbiente che camminando pian piano istruisce i cittadini sulle vere priorita’ dell’ecologia, l’ambientalismo radical chic l’Italia non se lo puo’ piu’ permettere
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Meno male che l’Italia è in vacanza. Il giornale L’Opinione delle libertà, diretto da Arturo Diaconale (che oltre ad essere un giornalista è stato anche candidato, non eletto, al senato per Forza Italia nel 1996) ha dedicato un numero speciale al movimento ecologista Fare Ambiente.
Noi di Ecoblog Fare Ambiente lo conosciamo abbastanza bene: nato praticamente in corrispondenza alla decisione del premier Silvio Berlusconi di tornare al nucleare, Fare Ambiente è notoriamente (anche se tenta di negarlo) una associazione pseudoambientalista che ha come unico scopo quello di far passare per ecocompatibili le decisioni di questo governo. Per capirci, stiamo parlando della stessa associazione che poco tempo fa ebbe a dire che “bisogna proteggere il nucleare dagli sfaccendati”.
Si dirà: tutto assolutamente lecito, anche le altre associazioni ambientaliste hanno un’area politica di riferimento. Giusto, ma spero che qualcuno si sia accorto che il Pd ha sentito l’esigenza di creare dal nulla gli Ecologisti Democratici nonostante Legambiente…

L’associazione ambientalista di centro-destra Fare Ambiente, tramite un comunicato stampa diffuso il 24 aprile, torna a prendere posizione sul ritorno italiano al nucleare. Ovviamente positiva. Molto meno positiva, invece, la scelta degli argomenti che fanno a pugni con qualunque tipo di dibattito democratico. Ma andiamo con ordine.
Come spesso accade quando il centro-destra si rivolge al proprio elettorato di riferimento il punto di partenza sono i soldi. Il comunicato, infatti, prende subito in considerazione le compensazioni economiche che verranno girate agli enti locali dei territori che ospitano le centrali:
All’articolo 22 del decreto attuativo si hanno le misure compensative. Quattrini che per il 60% finiranno agli abitanti della zona e alle imprese attraverso riduzioni delle bollette, delle addizionali Irpef e Irpeg, e dell’Ici. Per il 40% andranno a Comuni e Province
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