L’Italia ha mancato la scadenza del 29 maggio 2026 per recepire la case green direttiva europea — formalmente la Direttiva UE 2024/1275, nota anche come EPBD IV — e la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Qualcosa, però, si sta muovendo: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha trasmesso una bozza di norme contenente i principi e i criteri direttivi per il recepimento italiano, nell’ambito della legge di delegazione europea 2026. L’annuncio è stato reso noto dallo stesso ministro Pichetto.
Perché l’Italia è già in ritardo
La procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea non è una sorpresa. Il termine del 29 maggio 2026 era noto da tempo, eppure l’Italia non ha completato il recepimento entro quella data. Non è un caso isolato nel panorama europeo, ma la situazione italiana ha caratteristiche particolari che rendono il ritardo politicamente e tecnicamente delicato.
Secondo i dati ENEA, il 70% degli edifici residenziali italiani si trova ancora in classe energetica E, F o G — le peggiori della scala. Significa che la stragrande maggioranza del patrimonio abitativo del Paese, spesso composto da costruzioni risalenti a decenni fa, è lontano dagli standard che la direttiva intende promuovere. Qualunque piano di recepimento dovrà fare i conti con questa realtà, che non si cambia con un decreto.
La direttiva fa parte del pacchetto Fit for 55, il piano europeo che punta a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Gli edifici sono uno dei settori più energivori e più difficili da decarbonizzare, proprio perché il costruito esistente non si sostituisce rapidamente e gli interventi di efficientamento richiedono risorse significative.
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Cosa ha fatto il MASE finora
Il MASE ha trasmesso una bozza che contiene i principi e i criteri direttivi per il recepimento italiano. Si tratta, al momento, di un documento che definisce l’impostazione generale della riforma, non ancora un testo legislativo definitivo. I dettagli sostanziali della bozza — le tempistiche precise per l’efficientamento degli edifici, gli obblighi specifici per proprietari e amministratori di condominio — non sono stati resi pubblici nelle fonti ufficiali disponibili.
Questo passaggio rientra nel processo della legge di delegazione europea 2026, lo strumento con cui il Parlamento italiano delega al Governo il recepimento delle direttive comunitarie. La trasmissione della bozza è dunque un atto formale necessario, ma non ancora il punto di arrivo: il percorso legislativo che porta a norme vincolanti per cittadini e imprese è ancora aperto.
Il fatto che la bozza esista e sia stata trasmessa è comunque un segnale concreto dopo mesi in cui il recepimento sembrava bloccato. La procedura di infrazione aperta da Bruxelles ha probabilmente accelerato i tempi interni.
Il nodo del patrimonio edilizio italiano
Capire perché il recepimento della case green direttiva sia così complicato in Italia richiede di guardare al contesto reale. Il patrimonio edilizio italiano è tra i più vecchi d’Europa: molti edifici sono stati costruiti prima che esistessero normative sull’isolamento termico o sull’efficienza energetica. Ristrutturarli in modo profondo — con cappotti termici, sostituzione degli infissi, nuovi impianti di riscaldamento — ha costi elevati che non tutti i proprietari sono in grado di sostenere.
La questione si complica ulteriormente nei condomini, dove le decisioni richiedono maggioranze assembleari e dove la frammentazione della proprietà rende difficile coordinare interventi di scala. Non a caso, il dibattito politico italiano sul recepimento ha ruotato molto attorno alla tutela dei proprietari di immobili a bassa efficienza energetica e alle forme di supporto economico necessarie per rendere accessibili le ristrutturazioni.
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Il Superbonus ha dimostrato che gli incentivi fiscali possono mobilitare interventi di efficientamento su larga scala, ma ha anche mostrato i rischi di una misura mal calibrata in termini di costi per le finanze pubbliche. Qualunque meccanismo di sostegno previsto nel recepimento dovrà trovare un equilibrio difficile tra efficacia e sostenibilità della spesa.
Cosa succede ora con la procedura di infrazione
L’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea non comporta sanzioni immediate, ma avvia un percorso formale che può portare — se il Paese non si adegua — a ricorsi alla Corte di Giustizia dell’UE e a eventuali penali. Per l’Italia, che ha già diversi fascicoli aperti con Bruxelles su materie ambientali, si tratta di una pressione aggiuntiva che difficilmente può essere ignorata.
La trasmissione della bozza da parte del MASE va letta anche in questa chiave: dimostrare alla Commissione che il processo è avviato, anche se non completato. Il passo successivo è la discussione parlamentare dei criteri direttivi e la successiva redazione del decreto legislativo di recepimento, che dovrà tradurre in norme operative gli obiettivi della Direttiva UE 2024/1275.
Per chi possiede un immobile in classe F o G, o per chi amministra un condominio con consumi elevati, il quadro normativo definitivo è ancora da definire. Le indicazioni concrete su scadenze, obblighi e incentivi arriveranno solo con il testo legislativo finale. Vale la pena seguire gli aggiornamenti ufficiali attraverso il portale del Ministero dell’Ambiente, che pubblicherà i documenti man mano che il percorso legislativo avanza.
Quello che è certo, già adesso, è che la direzione di marcia è tracciata: il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici non è più un obiettivo facoltativo, ma un impegno vincolante che l’Italia dovrà tradurre in legge. Il tempo perso finora rende il percorso più stretto, non più semplice.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








