Dal 12 agosto 2026, in tutti i 27 Paesi dell’Unione europea, le aziende che producono o utilizzano imballaggi dovranno fare i conti con il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il Ppwr, pensato per creare un mercato unico dei pack e ridurre l’impatto ambientale lungo l’intera filiera. Al centro, ha spiegato ad Alanews Simona Fontana, direttore generale di Conai, c’è la circolarità dei materiali: meno dispersione, più riciclo, più attenzione alla progettazione. Non un passaggio formale, dunque, ma un cambio di metodo per imprese, fornitori e operatori della distribuzione.
Ppwr, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi
Il Ppwr, acronimo di Packaging and Packaging Waste Regulation, introduce una disciplina unica per gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio nell’Unione europea, superando la frammentazione delle regole nazionali. “Si tratta di una normativa uguale nei 27 Paesi dell’Unione”, ha spiegato Simona Fontana, “che punta a creare un mercato unico degli imballaggi e dei materiali di imballaggio”.
Il punto, per il Consorzio nazionale imballaggi, è che il nuovo quadro europeo non guarda solo alla fase finale, cioè alla raccolta e al riciclo, ma entra prima nella vita del prodotto. Nel modo in cui viene pensato, realizzato, immesso sul mercato. “Il regolamento pone al centro il tema della circolarità dei materiali”, ha aggiunto Fontana, richiamando un passaggio che per molte imprese sarà concreto: progettare un pack non significherà più soltanto proteggerne il contenuto o renderlo riconoscibile sullo scaffale.
La nuova norma ha un orizzonte lungo, fissato al 2040, ma alcune disposizioni cominceranno ad applicarsi già dal 12 agosto 2026. È il primo gradino. Da lì, secondo il calendario europeo, partirà una fase progressiva di adeguamento che interesserà produttori, importatori, utilizzatori e tutti gli operatori della filiera degli imballaggi.
Dichiarazione di conformità, cosa cambia dal 12 agosto 2026
La prima novità per le aziende riguarda la dichiarazione di conformità degli imballaggi, un documento che dovrà accompagnare i pack e riportare le informazioni richieste dal Regolamento Ppwr. Non sarà un semplice allegato burocratico, almeno nelle intenzioni della norma. Dovrà servire a trasferire, lungo la filiera, dati verificabili sulle caratteristiche dell’imballaggio.
“Iniziano a entrare in vigore alcune primissime regolamentazioni”, ha spiegato la direttrice generale di Conai, “che riguardano in particolare la dichiarazione di conformità degli imballaggi rispetto a determinati requisiti”. Il passaggio riguarda le imprese che producono materiali, chi realizza i contenitori, chi li riempie e chi li immette al consumo. Tutti, in forme diverse, saranno chiamati a scambiarsi informazioni più precise.
Dentro la dichiarazione dovranno comparire, tra le altre cose, le verifiche sul rispetto dei limiti relativi a metalli pesanti e Pfas, con un’attenzione specifica ai contenitori destinati al contatto diretto con gli alimenti. È un punto delicato, perché tocca settori molto diversi: dall’agroalimentare alla grande distribuzione, dal take away alla produzione industriale. E in quel momento, per molte aziende, la tracciabilità delle informazioni diventerà parte della gestione ordinaria.
Riuso, riciclo e progettazione dei pack
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi prevede obiettivi più avanzati di riciclo, ma non si ferma ai numeri di raccolta o recupero. La norma, ha chiarito Fontana, “pone soprattutto l’attenzione alle caratteristiche di progettazione degli imballaggi”, con un focus su riutilizzo, riciclo e prestazioni ambientali dei pack immessi al consumo nell’Unione europea.
Il principio del riuso entra così in modo più netto nella valutazione degli imballaggi. Per i pack progettati per essere riutilizzati, la dichiarazione dovrà indicare la loro riutilizzabilità. “Questa è una prima grande novità”, ha osservato la direttrice generale di Conai, perché l’imballaggio viene trattato “come un vero e proprio prodotto”. Una frase tecnica, ma con effetti pratici: non basta più dire che un contenitore è riciclabile o riutilizzabile, bisogna dimostrarlo secondo requisiti comuni.
La logica è quella di rendere comparabili gli imballaggi nei diversi mercati europei. Stesse regole, stessi criteri, informazioni condivise tra operatori. Solo allora, nelle intenzioni del legislatore europeo, sarà possibile costruire un mercato più ordinato dei materiali di imballaggio, senza differenze eccessive tra un Paese e l’altro. Per le aziende italiane, abituate a un sistema di consorzi e raccolta differenziata consolidato, la sfida sarà integrare queste nuove richieste nei processi già esistenti.
Le ricadute per le aziende e la filiera
Per le imprese, il Ppwr apre una fase di adeguamento che riguarderà documenti, progettazione, fornitori e controlli interni. Non tutto scatterà nello stesso giorno, ma dal 12 agosto 2026 la dichiarazione di conformità diventerà uno dei primi strumenti attraverso cui dimostrare il rispetto dei requisiti europei. Chi opera nella filiera dovrà quindi prepararsi per tempo, anche attraverso il confronto con associazioni di categoria, consulenti tecnici e sistemi consortili.
Il tema non riguarda soltanto i grandi gruppi. Anche le piccole e medie imprese che utilizzano imballaggi alimentari, pack per la vendita online o contenitori destinati alla distribuzione dovranno capire quali informazioni richiedere ai fornitori e quali dati trasmettere ai clienti. In molti casi, ha lasciato intendere Fontana, il cambiamento passerà da una maggiore attenzione alla scheda tecnica del prodotto, alla composizione dei materiali e alla destinazione d’uso.
Il nuovo regolamento, insomma, sposta l’asse dalla gestione del rifiuto alla responsabilità sul prodotto. L’imballaggio non viene più visto solo come qualcosa da smaltire dopo l’uso, ma come un elemento progettato per durare, essere riciclato o rientrare in un ciclo di riutilizzo. È qui che la parola circolarità smette di essere uno slogan e diventa procedura, controllo, documentazione. Per molte aziende sarà un lavoro in più. Per il mercato europeo, nelle intenzioni di Bruxelles, un passo verso regole comuni e materiali gestiti con maggiore coerenza.








