Il Disegno di Legge n. 31 sulle aree idonee per gli impianti a fonti rinnovabili in Puglia è stato riscritto da capo. Le Commissioni IV e V del Consiglio regionale pugliese — rispettivamente Sviluppo economico e Ambiente — hanno approvato a maggioranza una riformulazione completa del testo, che ora introduce principi e condizioni significativamente diversi rispetto all’impianto originario varato dalla Giunta il 10 marzo 2026. Il risultato è un documento che ridisegna i criteri con cui la regione intende governare la transizione energetica sul proprio territorio, cercando un equilibrio tra l’espansione delle rinnovabili e la protezione del suolo agricolo e naturale.
Un testo riscritto, non solo emendato
La distinzione è importante: non si tratta di correzioni marginali al Ddl n. 31 originario, ma di una riformulazione integrale. Le commissioni hanno scelto di ripartire, ridefinendo l’architettura del provvedimento su basi diverse. Questo approccio segnala che il testo di marzo presentava criticità strutturali difficili da risolvere con singoli emendamenti.
Una delle modifiche più evidenti riguarda il fotovoltaico flottante: il nuovo testo elimina i riferimenti a questa tecnologia, che prevede l’installazione di pannelli solari su specchi d’acqua, laghi o bacini artificiali. Non è chiaro se si tratti di una scelta definitiva o di un rinvio a normative specifiche, ma la cancellazione è esplicita.
Sul fronte dei terreni agricoli, il testo riformulato fissa condizioni diverse per determinare quali superfici possano essere considerate idonee all’installazione di impianti. Le commissioni consiliari pugliesi hanno inserito tra i principi guida il massimo contenimento del consumo di suolo, un principio che dovrà orientare l’intera applicazione della legge.
→ Leggi anche: Puglia, il nuovo ddl aree idonee per le rinnovabili: cosa cambia dopo la riformulazione
Le aree idonee in Puglia tra rinnovabili e tutele ambientali
Il tema delle aree idonee puglia è uno dei nodi più complessi della pianificazione energetica regionale. La Puglia è già una delle regioni italiane con la maggiore capacità installata di energia rinnovabile, in particolare eolico e fotovoltaico, e la pressione sul territorio è concreta: ogni nuovo impianto sottrae — o rischia di sottrarre — suolo ad altri usi, dall’agricoltura alla tutela della biodiversità.
Il nuovo testo introduce esplicitamente la tutela delle Important Bird Areas (IBA), le aree di importanza internazionale per la conservazione degli uccelli selvatici. Si tratta di un segnale preciso: il legislatore regionale riconosce che l’espansione delle infrastrutture energetiche può collidere con ecosistemi sensibili, e sceglie di codificarlo nel testo di legge anziché lasciarlo alla discrezionalità delle singole autorizzazioni.
Le IBA non coincidono necessariamente con le aree protette formalmente istituite: sono definite su base scientifica da BirdLife International e rappresentano habitat critici per specie vulnerabili o minacciate. Inserirle come criterio di esclusione o condizionamento nella legge sulle aree idonee è una scelta che va oltre il minimo normativo richiesto dalla legislazione nazionale.
Suolo agricolo: il punto più delicato
Il nodo più discusso, in questo tipo di provvedimenti, riguarda sempre la Superficie Agricola Utilizzabile (SAU). La Puglia ha una vocazione agricola storica e rilevante — olivicoltura, viticoltura, orticoltura — e qualsiasi legge sulle aree idonee deve confrontarsi con la domanda di quanto suolo produttivo sia accettabile destinare agli impianti energetici.
→ Leggi anche: Puglia, le Commissioni regionali riformulano il ddl sulle aree idonee per le rinnovabili
Il testo riformulato fissa condizioni diverse rispetto alla versione originaria per i terreni agricoli, ma i dettagli tecnici specifici non sono ancora pienamente accessibili al pubblico. Quello che emerge è un orientamento verso criteri più selettivi, coerenti con il principio del massimo contenimento del consumo di suolo.
Il tema della SAU è centrale anche nel dibattito nazionale: il decreto ministeriale sulle aree idonee, che ha fissato le regole generali per tutto il Paese, lascia alle regioni margini di definizione che la Puglia sta cercando di riempire con questo provvedimento. La scelta di quanto suolo agricolo includere o escludere dalla categoria delle aree idonee non è solo tecnica: ha ricadute dirette su investitori, agricoltori e comunità locali.
Cosa succede adesso
L’approvazione in commissione è un passaggio necessario ma non definitivo. Il testo riformulato dovrà ora essere discusso e votato dall’assemblea del Consiglio regionale. È in quella sede che il provvedimento potrà essere ulteriormente modificato, e dove le posizioni delle minoranze — che in commissione non hanno sostenuto il testo — avranno modo di esprimersi con emendamenti.
La partita sulle aree idonee in Puglia è quindi ancora aperta. Il passaggio in commissione ha chiarito la direzione della maggioranza: più attenzione al suolo agricolo, eliminazione del fotovoltaico flottante, tutela delle aree sensibili per la fauna. Ma la traduzione di questi principi in norme operative — con perimetri precisi, esclusioni definite, procedure chiare — è il lavoro che resta da fare.
Per una regione che ospita già una quota significativa della capacità rinnovabile italiana, il modo in cui Puglia definirà le proprie aree idonee avrà effetti non solo locali. Sarà un test su quanto sia possibile governare la transizione energetica senza sacrificare il territorio che la ospita.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.







