Energie rinnovabili

Il Giappone investe 570 milioni di euro nelle celle solari in perovskite

Il governo giapponese stanzia 570 milioni di euro per la produzione di massa di celle solari in perovskite, tecnologia ultrasottile e flessibile che mira a 20 gigawatt en

Il Giappone investe 570 milioni di euro nelle celle solari in perovskite
Il governo giapponese stanzia 570 milioni di euro per la produzione di massa di celle solari in perovskite, tecnologia ultrasottile e flessibile che mira a 20 gigawatt en

Il governo giapponese ha stanziato 570 milioni di euro in sussidi destinati alla produzione di massa di celle solari in perovskite, una tecnologia fotovoltaica di nuova generazione che si distingue per la struttura ultrasottile, leggera e flessibile. L’annuncio si inserisce in un quadro di investimenti più ampio che, secondo diverse fonti, supera il miliardo e mezzo di euro complessivi per lo sviluppo di questa filiera, con un obiettivo dichiarato: arrivare a 20 gigawatt di capacità installata entro il 2040.

Cosa rende diversa la perovskite dal silicio tradizionale

I pannelli fotovoltaici che conosciamo — quelli rigidi, pesanti, montati sui tetti — sono quasi tutti realizzati in silicio cristallino. Le celle solari in perovskite appartengono a una categoria completamente diversa: sono sottilissime, flessibili, e possono essere prodotte con processi industriali potenzialmente più semplici rispetto alla lavorazione del silicio.

La struttura ultrasottile e la leggerezza aprono possibilità che il silicio tradizionale non consente. Superfici curve, facciate di edifici, veicoli, strutture architettoniche complesse: tutte applicazioni difficili da immaginare con un pannello rigido da venti chilogrammi. La flessibilità non è solo meccanica, è anche applicativa.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per un paese come il Giappone, dove la disponibilità di spazio pianeggiante è strutturalmente limitata. Installare grandi campi fotovoltaici tradizionali richiede superfici estese e relativamente piatte — una risorsa scarsa in un territorio prevalentemente montuoso e densamente urbanizzato. Le celle solari in perovskite, adattabili a superfici verticali e non convenzionali, rispondono meglio a questa geografia.

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I numeri dell’investimento e qualche cautela

Le cifre che circolano attorno a questo programma variano a seconda delle fonti. Il dato più recente e specifico — quello relativo ai sussidi per la produzione di massa — è di 570 milioni di euro. Altre fonti citano un programma complessivo da 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo delle celle solari di nuova generazione basate sulla perovskite. Non si tratta necessariamente di cifre in contraddizione: è plausibile che il sussidio alla produzione rappresenti una componente di un piano di investimento più ampio, ma i dettagli precisi della struttura finanziaria non sono ancora del tutto chiari.

L’obiettivo di 20 gigawatt entro il 2040 è quello dichiarato dal governo. Per dare un riferimento: la capacità fotovoltaica totale installata in Italia a fine 2025 era di circa 35 gigawatt, accumulata però in oltre vent’anni. Raggiungere 20 gigawatt in quindici anni con una tecnologia ancora in fase di sviluppo industriale è un traguardo ambizioso, non una certezza. Le tempistiche effettive per la produzione di massa rimangono da verificare.

Perché la perovskite è considerata strategica

Il mercato fotovoltaico globale è oggi dominato in modo schiacciante dalla Cina, che controlla la grande maggioranza della produzione di pannelli in silicio — dalle materie prime ai moduli finiti. Per molti paesi, questa concentrazione è diventata una questione di sicurezza energetica oltre che di competitività industriale.

La perovskite rappresenta un’opportunità di riaprire la partita su basi diverse. Trattandosi di una tecnologia ancora in sviluppo, la filiera produttiva non è ancora consolidata nelle mani di un singolo attore. Chi investe ora nella produzione di massa — costruendo impianti, formando competenze, sviluppando processi — può posizionarsi in modo rilevante prima che il mercato si cristallizzi.

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Il Giappone ha una storia di ricerca nel campo fotovoltaico, e la scelta di puntare sulla perovskite con risorse significative riflette anche questa tradizione. Non è però l’unico paese a muoversi in questa direzione: anche l’Unione Europea e la Corea del Sud hanno programmi di ricerca e sviluppo attivi su questa tecnologia, e la competizione per definire gli standard produttivi è già in corso.

Limiti tecnici che restano aperti

Sarebbe scorretto presentare le celle solari in perovskite come una soluzione già pronta. I ricercatori lavorano da anni su due problemi principali: la durabilità nel tempo e la stabilità in condizioni ambientali variabili. I pannelli in silicio hanno dimostrato di funzionare per vent’anni e oltre; la perovskite, in condizioni reali di esposizione, ha ancora meno storia alle spalle.

C’è poi la questione dei materiali. Alcune formulazioni di perovskite contengono piombo, un elemento tossico che pone interrogativi sulla gestione a fine vita dei pannelli e sulla compatibilità con le normative ambientali europee e internazionali. La ricerca su formulazioni prive di piombo è attiva, ma non ha ancora prodotto risultati con le stesse efficienze di conversione.

L’efficienza stessa, in laboratorio, ha raggiunto livelli molto alti — in alcuni casi superiori al silicio in celle singole. Ma trasferire queste prestazioni a moduli di grandi dimensioni, prodotti in serie, in condizioni industriali, è un passaggio tutt’altro che automatico. È esattamente questo il nodo che l’investimento giapponese intende affrontare.

Quello che il Giappone sta facendo è, in sostanza, una scommessa industriale su una tecnologia che ha basi scientifiche solide ma che non ha ancora dimostrato di reggere alla scala della produzione di massa. I 570 milioni di euro in sussidi servono proprio a costruire quella scala — e a capire, nel processo, dove si trovano i colli di bottiglia reali. Il 2040 è lontano, ma i prossimi tre o quattro anni di produzione pilota diranno molto su quanto questo obiettivo sia realistico.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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