Sopra un ex magazzino di Montréal, in Canada, si estende per oltre 15.000 metri quadrati quella che è riconosciuta come la serra sul tetto più grande del mondo. Ogni settimana produce più di 11.000 chilogrammi di cibo — pomodori, melanzane, erbe aromatiche e decine di altre varietà — senza uscire dalla città. È il progetto di Lufa Farms, e rappresenta uno degli esempi più concreti di come una serra verticale urbana possa trasformare il modo in cui una metropoli si nutre.
Come è nata Lufa Farms e cosa produce oggi
Lauren Rathmell e Mohamed Hage hanno cofondato Lufa Farms nel 2009, con l’idea di portare la produzione agricola direttamente nei quartieri urbani, eliminando buona parte della filiera logistica che separa il campo dalla tavola. L’impianto principale — inaugurato nel 2020 — è il quarto della rete, che oggi conta quattro serre sul tetto distribuite in tutta Montréal.
All’interno della struttura crescono circa 69.000 piante di pomodoro e 5.000 piante di melanzana, ma il catalogo è molto più ampio: complessivamente vengono coltivate circa 100 varietà di verdure ed erbe aromatiche, tutto l’anno, in contenitori idroponici riempiti di fibra di cocco al posto del suolo tradizionale. Questo sistema consente di controllare con precisione l’apporto di acqua e nutrienti, riducendo gli sprechi rispetto all’agricoltura convenzionale in campo aperto.
Perché l’idroponica sul tetto ha senso in una città come Montréal
Montréal ha inverni lunghi e rigidi. In condizioni normali, questo significa dipendere per mesi da forniture alimentari che arrivano da centinaia o migliaia di chilometri di distanza. Una serra climatizzata sul tetto di un edificio esistente cambia questa equazione: la produzione non si ferma a gennaio, le verdure non percorrono migliaia di chilometri prima di arrivare al consumatore, e lo spazio urbano già costruito viene riutilizzato senza consumare nuovo suolo.
L’approccio idroponico, in questo contesto, non è solo una scelta tecnica ma una necessità pratica. Coltivare in contenitori con substrato inerte — come la fibra di cocco — permette di gestire il peso strutturale sul tetto, di isolare le radici dall’ambiente esterno e di modulare la crescita delle piante in modo molto più preciso di quanto consenta un terreno agricolo tradizionale.
Quante tonnellate produce davvero e cosa significa quel numero
Le fonti verificate indicano una produzione superiore a 11.000 kg di cibo a settimana. Facendo i conti, si tratta di circa 44-48 tonnellate al mese — una quantità che dà la misura di quanto possa essere produttiva una serra verticale urbana gestita su scala industriale.
Per confronto, un ettaro di terreno agricolo in pieno campo produce quantità molto variabili a seconda della coltura, del clima e delle pratiche agronomiche. Ma un ettaro di serra idroponica, con cicli di crescita controllati e coltivazione su più livelli, può superare ampiamente la produttività del campo tradizionale per unità di superficie — soprattutto per colture ad alto valore come pomodori e insalate.

Lufa Farms ha anche dimostrato una capacità di risposta rapida alla domanda: durante la pandemia da Covid-19, l’azienda ha assunto 200 nuovi dipendenti per far fronte all’aumento delle richieste, un segnale che il modello era già abbastanza maturo per scalare rapidamente.
Il modello replicabile: cosa serve davvero per farlo funzionare
Guardare a Lufa Farms solo come a un’eccentricità canadese sarebbe un errore. Il progetto dimostra che l’agricoltura urbana su larga scala non è necessariamente confinata a piccoli orti comunitari o a installazioni sperimentali. Ci sono però alcune condizioni che rendono replicabile questo tipo di impianto — e alcune che lo limitano.
- Struttura portante adeguata: non tutti gli edifici reggono il peso di una serra idroponica piena d’acqua e substrato. La scelta di un ex magazzino a Montréal non è casuale: le strutture industriali hanno carichi ammissibili ben superiori agli edifici residenziali.
- Energia e calore: una serra riscaldata in un clima freddo consuma energia. La sostenibilità reale di questi impianti dipende in misura significativa dalla fonte energetica utilizzata e dalla capacità di recuperare il calore prodotto dai sistemi di climatizzazione.
- Mercato di prossimità: il vantaggio logistico si realizza solo se la distribuzione rimane locale. Lufa Farms consegna direttamente ai consumatori di Montréal, il che riduce il trasporto a breve distanza e mantiene la filiera corta.
- Gestione biologica dei parassiti: in un ambiente chiuso come una serra, la pressione di afidi e altri insetti dannosi può essere molto alta. I sistemi di controllo biologico — che prevedono l’introduzione di insetti predatori naturali — sono una pratica consolidata in orticoltura protetta, anche se richiedono competenze specifiche e monitoraggio costante.
Limiti e domande aperte sull’agricoltura urbana intensiva
È utile non idealizzare il modello. Una serra verticale urbana di queste dimensioni richiede investimenti iniziali considerevoli, competenze tecniche avanzate e un mercato urbano sufficientemente denso da assorbire la produzione. Non è una soluzione applicabile ovunque senza adattamenti significativi.
Resta aperta anche la questione energetica. L’idroponica consente di risparmiare acqua rispetto all’agricoltura in campo, ma i sistemi di illuminazione artificiale — necessari quando la luce naturale non è sufficiente — e il riscaldamento invernale hanno un impatto che va valutato caso per caso. La sostenibilità complessiva di un impianto del genere dipende molto da come viene prodotta l’energia che lo alimenta.
Detto questo, il caso di Montréal offre dati concreti su quello che è possibile fare oggi, non in un futuro ipotetico. Oltre 15.000 metri quadrati di produzione alimentare continua, 100 varietà coltivate tutto l’anno, una rete di quattro impianti attivi nella stessa città: sono numeri che rendono difficile liquidare l’agricoltura urbana come una nicchia. Semmai, indicano che la direzione è già tracciata — e che la domanda non è se questo modello funziona, ma dove e come può essere adattato. Per approfondire i dati sul progetto originale, il World Economic Forum ha pubblicato una scheda dettagliata sull’impianto di Lufa Farms.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








