La Regione Campania ha adottato il decreto dirigenziale n. 110 del 5 ottobre 2026, con cui la Direzione Politiche Agricole stabilisce nuovi indirizzi operativi per la gestione delle attività agricole, zootecniche e apistiche all’interno degli impianti agrivoltaici. Il provvedimento, reso pubblico il 6 ottobre 2026, risponde a un’esigenza concreta: dotare gli operatori del settore di strumenti pratici per far coesistere pannelli fotovoltaici e produzione agricola senza che l’una penalizzi l’altra. L’agrivoltaico in Campania dispone ora di un quadro di riferimento più definito, che integra le precedenti linee guida già disponibili sul portale istituzionale regionale.
Cosa prevede il decreto e a chi si rivolge
Il decreto n. 110 non introduce una normativa ex novo, ma fornisce indirizzi operativi — indicazioni pratiche, cioè — per chi già gestisce o intende gestire un impianto agrivoltaico in Campania. Il testo si concentra su tre ambiti principali: la meccanizzazione agricola, il pascolo degli ovini e l’apicoltura. Si tratta di attività che, in un impianto agrivoltaico, richiedono una pianificazione specifica degli spazi, dei percorsi e dei tempi di lavoro, perché la presenza delle strutture fotovoltaiche modifica concretamente le condizioni operative rispetto a un campo aperto tradizionale.
Per la meccanizzazione, il problema non è teorico: un trattore o una mietitrebbia devono muoversi tra i filari dei pannelli, rispettare altezze e larghezze di passaggio, e garantire le stesse operazioni colturali che sarebbero possibili senza l’impianto. Il decreto fornisce criteri per organizzare questi spazi in modo che la produzione agricola resti effettiva e non residuale.
Il pascolo degli ovini è un tema particolarmente rilevante per la Campania, dove l’allevamento ovi-caprino è diffuso anche nelle aree interne. Integrarlo in un impianto agrivoltaico significa gestire il pascolamento razionale: definire le aree accessibili agli animali, evitare danni alle strutture, garantire il benessere del bestiame e la produttività del manto erboso sottostante ai pannelli.
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L’apicoltura, infine, rappresenta un caso di sinergia potenzialmente virtuosa: le fioriture nei pressi degli impianti possono favorire l’attività delle api, ma anche in questo caso servono indicazioni su come posizionare gli alveari, gestire la vegetazione e non interferire con le operazioni di manutenzione dell’impianto.
Il contesto normativo: coerenza con le linee tecnico-agronomiche regionali
Il decreto si pone in continuità con le Linee tecnico-agronomiche per l’agrivoltaico già pubblicate dalla Regione Campania sul proprio portale istituzionale. Questo aspetto non è secondario: significa che il provvedimento del 5 ottobre 2026 non nasce isolato, ma si inserisce in un percorso normativo regionale che punta a costruire un quadro coerente, aggiornabile e consultabile dagli operatori.
La logica è quella di offrire documenti di riferimento che accompagnino le diverse fasi di vita di un impianto agrivoltaico — dalla progettazione alla gestione ordinaria — senza lasciare vuoti interpretativi che, nella pratica, si traducono in contenziosi o in scelte progettuali che privilegiano l’energia a scapito dell’agricoltura.
Il tema è tutt’altro che marginale a livello nazionale. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha elaborato linee guida specifiche per l’agrivoltaico che definiscono i requisiti minimi affinché un impianto possa essere considerato agrivoltaico a tutti gli effetti — e non semplicemente fotovoltaico su terreno agricolo. La distinzione non è solo formale: incide sull’accesso agli incentivi, sulle autorizzazioni e sulle verifiche periodiche.

Perché la Campania affronta questo nodo adesso
L’agrivoltaico in Campania, come in molte regioni del Sud Italia, è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, spinto dalla disponibilità di terreni, dall’irraggiamento solare elevato e dagli incentivi nazionali. Questa crescita ha però generato tensioni: da un lato, i Comuni e le comunità locali preoccupati per la sottrazione di suolo agricolo produttivo; dall’altro, gli investitori e i gestori che chiedono regole chiare per pianificare gli impianti.
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Il rischio concreto, in assenza di indirizzi operativi, è che l’etichetta agrivoltaico venga applicata a impianti in cui l’attività agricola è puramente simbolica — qualche arnia posizionata ai margini, un pascolo nominale — mentre la superficie è di fatto occupata dalla produzione energetica. Il decreto n. 110 prova a contrastare questa deriva fornendo criteri gestionali che rendano l’integrazione tra energia e agricoltura misurabile e verificabile.
L’obiettivo dichiarato dalla Direzione Politiche Agricole è preciso: ottimizzare il lavoro nei campi, promuovere il pascolamento razionale e offrire agli operatori strumenti concreti per gestire gli spazi. Non si tratta di una promessa di risultati, ma di un tentativo di standardizzare le pratiche gestionali in un settore che, fino a pochi anni fa, mancava quasi completamente di riferimenti tecnici regionali.
Cosa cambia nella pratica per chi gestisce un impianto
Per chi già opera nel settore dell’agrivoltaico in Campania, il decreto introduce un riferimento normativo che può essere utilizzato anche nei rapporti con gli enti di controllo e nelle procedure autorizzative. Avere indirizzi operativi codificati significa poter dimostrare la conformità delle proprie scelte gestionali a un documento ufficiale regionale — un elemento che può semplificare verifiche e rinnovi.
Per chi progetta nuovi impianti, il documento diventa parte del quadro tecnico da consultare in fase di design: la disposizione dei pannelli, le larghezze dei corridoi, la scelta delle colture o degli animali compatibili non sono più decisioni lasciate interamente alla discrezionalità del progettista, ma devono confrontarsi con i criteri stabiliti dalla Regione.
Resta da vedere come questi indirizzi verranno applicati nella pratica e se saranno accompagnati da strumenti di verifica adeguati. La coerenza tra le regole scritte e la gestione effettiva degli impianti è la vera sfida di qualsiasi normativa di settore — e l’agrivoltaico, per la complessità tecnica che comporta, non fa eccezione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








