Risparmio energetico

Pellet vs gas naturale: il costo energetico negli ultimi sei anni secondo AIEL

Confronto tra pellet e gas naturale: secondo AIEL, il gas costa in media 12,8 euro in più per sacchetto equivalente nei sei anni 2020-2026.

Pellet vs gas naturale: il costo energetico negli ultimi sei anni secondo AIEL

Quando si valuta come riscaldare casa, il confronto tra pellet e gas naturale non riguarda solo le preferenze tecnologiche o ambientali: riguarda soprattutto il portafoglio. I dati elaborati da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) su un arco di sei anni, dal 2020 al 2026, offrono una prospettiva concreta sul costo dell’energia da queste due fonti — e i risultati meritano attenzione da parte di chiunque stia valutando un impianto di riscaldamento o voglia capire se la scelta fatta anni fa è ancora quella giusta.

Il metodo del confronto: perché parlare di “sacchetto di gas”

AIEL ha adottato un approccio comunicativo interessante: per rendere il confronto immediato, ha tradotto il costo del gas naturale in un’unità familiare a chi usa il pellet, ovvero il sacchetto da 15 kg. Non si tratta di un’equivalenza di peso, ma di energia: quanto costa acquistare dal gas la stessa quantità di energia che si ottiene da un sacco di pellet?

Questo tipo di comparazione supera la difficoltà di confrontare unità di misura diverse — metri cubi, kilowattora, tonnellate — e porta il ragionamento su un piano pratico. Il consumatore non compra energia in astratto: compra sacchi, riempie serbatoi, paga bollette. Ragionare in termini di energia equivalente per unità di acquisto rende il confronto molto più leggibile.

Pellet vs gas naturale, il costo nell’arco di sei anni

Secondo i dati AIEL, nel periodo 2020–2026 il prezzo medio del gas naturale si è attestato intorno a 178,4 €/MWh, pari a circa 1,78 €/Smc. Si tratta di una media che incorpora anni molto diversi tra loro: la relativa stabilità pre-crisi, il picco durante la crisi energetica del 2021–2022, e la successiva parziale normalizzazione.

A gennaio 2026, la fotografia è questa: il pellet costa circa 96 €/MWh, mentre il gas naturale si aggira intorno ai 107 €/MWh, con una differenza di circa il 10% a favore del pellet. In termini assoluti, significa che acquistare la stessa quantità di energia dal gas costa oggi circa 11 euro in più per ogni unità equivalente a un sacco di pellet.

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Ma la media dei sei anni racconta una storia ancora più marcata. Durante i mesi più acuti della crisi energetica, il differenziale tra le due fonti è salito in modo significativo, rendendo il gas sensibilmente più costoso rispetto al pellet. Quei periodi hanno pesato sull’intera media pluriennale, amplificando il vantaggio strutturale della biomassa legnosa rispetto al gas di rete.

Perché il pellet ha retto meglio alla volatilità dei prezzi

Il gas naturale è una materia prima scambiata sui mercati internazionali, con quotazioni legate a dinamiche geopolitiche, stagionalità, stoccaggi e flussi di importazione. Questa esposizione ai mercati globali si traduce in una volatilità che le famiglie italiane hanno imparato a conoscere bene negli ultimi anni.

Il pellet, pur essendo anch’esso soggetto a oscillazioni di prezzo, risponde a dinamiche parzialmente diverse: produzione locale o europea, filiera più corta, minore dipendenza da singoli fornitori internazionali. Non è immune da rialzi — e la crisi energetica ha fatto salire anche i prezzi della biomassa — ma la sua traiettoria è stata generalmente meno volatile rispetto al gas.

Questo non significa che il pellet sia privo di rischi. La qualità del prodotto incide molto sull’efficienza della combustione: un pellet di bassa qualità può ridurre il rendimento della stufa o della caldaia, aumentare la manutenzione e peggiorare le emissioni. Per questo AIEL gestisce sistemi di certificazione come ENplus per il pellet e Biomassplus per legna, bricchette e cippato: la certificazione garantisce standard di umidità, potere calorifico e contenuto di ceneri che il consumatore non può verificare ad occhio nudo.

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Immagine generata con AI

Quanto si risparmia davvero con il pellet?

Secondo le elaborazioni AIEL, il pellet si conferma attualmente la soluzione più conveniente tra le biomasse legnose per il riscaldamento domestico, con un risparmio potenziale stimato nell’ordine del 30% rispetto al gas naturale su base energetica. È una stima che tiene conto dei prezzi correnti e non considera le variabili specifiche di ogni abitazione.

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Nella pratica, il risparmio effettivo dipende da molti fattori:

  • Rendimento dell’impianto: una caldaia a pellet moderna può raggiungere rendimenti superiori al 90%, ma un impianto mal dimensionato o poco manutenuto può ridurre significativamente l’efficienza.
  • Isolamento dell’edificio: in una casa mal isolata, qualunque sistema di riscaldamento lavora di più e consuma di più.
  • Zona climatica: il fabbisogno energetico di un’abitazione a Bolzano è strutturalmente diverso da quello di una casa a Napoli.
  • Costo di acquisto e installazione: una stufa o caldaia a pellet ha costi iniziali che vanno ammortizzati nel tempo.
  • Stoccaggio: il pellet richiede uno spazio dedicato e asciutto; chi non dispone di un locale adeguato deve considerare questo limite.

Il confronto tra pellet vs gas naturale in termini di costo non può quindi ridursi a un numero secco: il risparmio stimato è un punto di partenza, non una garanzia.

Il quadro attuale e le prospettive

A ottobre 2026, il mercato del gas naturale rimane influenzato da tensioni geopolitiche e dalla progressiva diversificazione delle forniture europee, con prezzi che restano superiori ai livelli pre-2021. Il pellet, dal canto suo, ha visto una stabilizzazione dopo i picchi del biennio 2022–2023, tornando su livelli più accessibili.

Per chi sta valutando una sostituzione dell’impianto di riscaldamento, il confronto economico è solo una delle variabili. Esistono incentivi fiscali per la sostituzione di vecchie caldaie con sistemi a biomassa certificata — le condizioni e gli importi cambiano frequentemente, ed è sempre opportuno verificare le disposizioni vigenti sul sito del Gestore dei Servizi Energetici o rivolgersi a un tecnico abilitato.

Va considerato anche l’aspetto emissivo: le stufe e caldaie a pellet di nuova generazione hanno emissioni di particolato significativamente inferiori rispetto ai vecchi apparecchi, ma non sono a emissioni zero. In alcune aree urbane con problemi di qualità dell’aria, le amministrazioni locali hanno introdotto limitazioni all’uso delle biomasse nei periodi di alta concentrazione di PM10. Chi abita in zone soggette a queste restrizioni deve tenerne conto prima di investire in un impianto a pellet.

Il dato AIEL sui sei anni offre una lettura utile: il vantaggio economico del pellet rispetto al gas non è un’eccezione legata a un momento di crisi, ma una tendenza strutturale che si è confermata anche quando i prezzi si sono parzialmente normalizzati. Resta però una tendenza aggregata, e ogni situazione abitativa va valutata nel suo contesto specifico.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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