Da ottobre 2026, il quadro degli incentivi rinnovabili nel Sud Italia si è significativamente ampliato rispetto alle versioni originali dei bandi PNRR. L’espansione più rilevante riguarda la platea dei beneficiari: comuni fino a 50.000 abitanti possono ora accedere ai finanziamenti per le Comunità Energetiche Rinnovabili, contro il limite di 5.000 abitanti previsto nella formulazione iniziale. Un cambiamento che, sulla carta, apre le porte a una parte consistente del tessuto urbano meridionale.
Cosa ha cambiato il decreto MASE del maggio 2025
Il punto di svolta normativo è il decreto firmato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 26 maggio 2025. Il provvedimento ha introdotto modifiche sostanziali alla disciplina delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) finanziate con fondi PNRR, con l’obiettivo dichiarato di accelerare la diffusione delle rinnovabili nelle aree meno servite del Paese.
La modifica più immediata è l’innalzamento della soglia demografica: passare da 5.000 a 50.000 abitanti significa includere centri come Crotone, Vibo Valentia, Enna, Agrigento — realtà che non rientravano nei criteri originali e che ora possono candidarsi. Non si tratta di una revisione marginale: il moltiplicatore è dieci volte il limite precedente.
In parallelo, il PNRR destina oltre 2 miliardi di euro in contributi a fondo perduto per la costituzione di CER e gruppi di autoconsumo collettivo. Una quota specifica — superiore a 2 miliardi di euro — è orientata all’installazione di circa 2.000 MW di capacità rinnovabile nei comuni sotto i 5.000 abitanti, che restano il target prioritario della misura originale. L’espansione demografica aggiunge livelli di accesso senza cancellare la priorità strutturale verso i piccoli comuni.
Il bando C.S.E. 2025 e i 297 milioni per i comuni
Accanto al programma CER, è attivo il bando C.S.E. 2025 (Comunità Sostenibili ed Efficienti), che assegna 297 milioni di euro ai comuni per interventi di efficienza energetica e rinnovabili. Questo strumento si affianca ai finanziamenti per le comunità energetiche con una logica diversa: non richiede necessariamente la costituzione di una CER, ma finanzia interventi diretti sul patrimonio edilizio pubblico e sulle infrastrutture comunali.
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Per i comuni del Mezzogiorno, questa sovrapposizione di strumenti crea un’opportunità concreta ma anche una complessità gestionale non trascurabile. Scegliere il percorso giusto — CER, autoconsumo collettivo o bando C.S.E. — dipende dalla dimensione del comune, dalla disponibilità di superfici idonee, dalla presenza di soggetti privati disposti a partecipare e dalla capacità tecnica degli uffici locali.
Oltre un miliardo per il Sud: cosa dicono i numeri più recenti
A inizio ottobre 2026, la Conferenza Stato-Regioni ha registrato un’intesa su nuovi investimenti nelle energie rinnovabili nel Mezzogiorno. Secondo quanto riportato, la cifra complessiva supera 1 miliardo e 62 milioni di euro destinati al Sud per nuovi impianti e infrastrutture connesse.
È importante non sovrapporre questo dato con quelli del PNRR classico: si tratta di flussi di finanziamento che si intersecano ma non si sommano semplicemente. Parte delle risorse proviene dai fondi strutturali europei, parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, parte da fondi nazionali per la transizione energetica. La governance è frammentata tra MASE, Regioni e GSE (Gestore dei Servizi Energetici), il che spiega perché l’implementazione proceda a velocità diverse nelle diverse aree del Paese.
La Calabria, la Sicilia e la Campania risultano tra le regioni con il maggiore potenziale di assorbimento dei fondi, ma anche tra quelle con le maggiori difficoltà storiche nella progettazione e rendicontazione degli investimenti pubblici. Il rischio concreto, già emerso in altri cicli di programmazione europea, è che le risorse disponibili non vengano spese nei tempi previsti.

Pompe di calore e solare termico: interventi in espansione
Il perimetro degli interventi ammissibili si è allargato rispetto alle versioni iniziali dei bandi. Tra le tecnologie ora incluse o in via di inclusione nei piani di finanziamento figurano le pompe di calore e i sistemi di solare termico, che si affiancano al fotovoltaico come soluzioni eleggibili nell’ambito delle comunità energetiche e dei programmi di efficienza municipale.
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Questa estensione ha una logica precisa: nel Sud Italia, una quota rilevante dei consumi energetici domestici riguarda il riscaldamento dell’acqua sanitaria e, in misura crescente, il raffrescamento estivo. Integrare le pompe di calore nei piani delle CER permette di ottimizzare l’autoconsumo su base annuale, non solo nelle ore di picco fotovoltaico. Il solare termico, dal canto suo, offre un costo di installazione generalmente inferiore al fotovoltaico per la sola produzione di acqua calda, con tempi di ritorno dell’investimento più rapidi in climi soleggiati.
Va però chiarito che l’ammissibilità specifica di queste tecnologie nei singoli bandi va verificata caso per caso, poiché le condizioni variano tra misura PNRR e misura PNRR, e tra regione e regione. Non tutti i bandi attivi al momento prevedono le stesse voci di spesa.
Chi può accedere e come orientarsi
La platea teorica dei beneficiari è ampia: comuni, enti pubblici, cooperative, imprese, cittadini privati possono partecipare alle CER a seconda della struttura del bando. La condizione geografica — essere localizzati nel Mezzogiorno o in un comune sotto una certa soglia demografica — è spesso necessaria ma non sufficiente.
Per orientarsi, il punto di riferimento istituzionale principale rimane il portale del GSE dedicato alle Comunità di Energia Rinnovabile, dove sono pubblicati i bandi attivi, i requisiti aggiornati e la modulistica. Affidarsi a fonti secondarie — anche autorevoli — per conoscere le condizioni di accesso è rischioso: i decreti vengono modificati con frequenza e i dettagli tecnici contano.
Un aspetto spesso sottovalutato è la necessità di costituire formalmente la CER prima di accedere ad alcuni incentivi. Il processo richiede un atto costitutivo, la definizione della governance interna e la connessione alla stessa cabina di trasformazione da parte dei membri. Non è un passaggio burocratico banale, soprattutto per comuni piccoli con uffici tecnici limitati.
Il quadro complessivo che emerge da questo ciclo di programmazione è quello di un’opportunità reale ma articolata. Le risorse ci sono — e sono significative — ma la capacità di trasformarle in impianti funzionanti dipende dalla qualità della progettazione locale, dalla velocità della pubblica amministrazione e dalla chiarezza delle regole attuative. Il Sud ha tutto da guadagnare da questa stagione di investimenti nelle rinnovabili, a condizione di non disperdere le risorse nella complessità procedurale che ha storicamente frenato altri cicli di finanziamento europeo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








