A Golmud, nella provincia cinese del Qinghai, nel nordovest del Paese, un impianto di accumulo ad aria liquida è entrato in funzione nei primi giorni di novembre 2026. Con una potenza di 60 MW e una capacità di stoccaggio di 600 MWh, la struttura è considerata il più grande impianto LAES (Liquid Air Energy Storage) al mondo. A finanziarlo e realizzarlo è stato il China Green Development Investment Group (CGDG), uno dei principali gruppi pubblici cinesi nel settore delle infrastrutture energetiche.
Come funziona l’accumulo ad aria liquida
La tecnologia LAES si basa su un principio fisico relativamente semplice: l’aria viene raffreddata fino a diventare liquida, a temperature intorno ai –196 °C, e immagazzinata in serbatoi isolati termicamente. Quando serve energia, l’aria liquida viene riscaldata, torna allo stato gassoso espandendosi, e questa espansione aziona una turbina che genera elettricità.
Il vantaggio principale rispetto alle batterie al litio è che i materiali coinvolti — essenzialmente aria e acciaio — non presentano le stesse criticità di approvvigionamento dei minerali critici come litio, cobalto o nichel. Questo rende la tecnologia potenzialmente interessante per impianti di grande scala, dove il costo e la disponibilità delle materie prime diventano variabili determinanti.
Rispetto ad altre forme di accumulo su larga scala, come il pompaggio idroelettrico, l’accumulo ad aria liquida non dipende dalla disponibilità di siti geograficamente adatti. Un impianto LAES può essere costruito, almeno in teoria, in aree pianeggianti o desertiche — condizione che si adatta bene alla zona di Golmud, situata sull’altopiano del Qinghai-Tibet.
Un record costruito nel Qinghai
L’impianto del CGDG è stato allacciato alla rete elettrica tra il 1° e il 6 novembre 2026, a seconda delle fonti disponibili. La data precisa non è stata confermata in modo univoco, ma più fonti indipendenti concordano sulla finestra temporale e sui dati tecnici principali: 60 MW di potenza installata e 600 MWh di capacità di stoccaggio.
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Questi numeri collocano l’impianto di Golmud in una categoria a sé rispetto alle installazioni LAES precedenti. A titolo di confronto, i progetti pilota realizzati nel Regno Unito — tra cui quello di Highview Power a Manchester, considerato per anni il riferimento tecnologico del settore — operavano su scala significativamente inferiore. Il salto dimensionale compiuto con questo impianto cinese è quindi rilevante, anche se le implicazioni operative a lungo termine restano da verificare con dati di esercizio reale.
La scelta del Qinghai non è casuale. La provincia è una delle aree più ricche di risorse rinnovabili in Cina, con una produzione solare ed eolica in forte espansione. Il problema, comune a molte regioni con alta penetrazione di rinnovabili, è la gestione degli eccessi di produzione nelle ore di picco e la copertura della domanda nelle ore di bassa generazione. L’accumulo su larga scala — qualunque sia la tecnologia — è la risposta infrastrutturale a questo squilibrio.
Perché questa tecnologia è ancora una scommessa
La LAES non è una tecnologia nuova: i suoi fondamenti teorici risalgono a decenni fa e i primi impianti dimostrativi sono stati realizzati tra gli anni Duemila e Dieci. Eppure è rimasta a lungo confinata alla fase sperimentale, principalmente per via di un limite che non è facile superare: il rendimento energetico.
Il ciclo di conversione — da elettricità ad aria liquida e poi di nuovo a elettricità — comporta perdite significative. I rendimenti dichiarati dai produttori variano in genere tra il 50% e il 70%, ma i dati reali di impianti in esercizio sono stati spesso inferiori alle aspettative iniziali. Questo non rende la tecnologia inutile, ma significa che ogni kilowattora immagazzinato ne restituisce meno di uno al momento del prelievo.
Per impianti di questa scala, il rendimento è un fattore economico critico. Se l’energia immagazzinata proviene da surplus rinnovabile altrimenti non utilizzabile, le perdite di conversione pesano meno sul bilancio complessivo. Se invece l’impianto deve acquistare energia dalla rete per caricarsi, il costo delle perdite diventa rilevante.
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Le specifiche tecniche operative dell’impianto di Golmud — incluso il rendimento effettivo atteso — non sono state rese pubbliche attraverso fonti verificabili indipendenti al momento della messa in rete. I dati di potenza e capacità sono confermati, ma il comportamento reale dell’impianto sarà misurabile solo dopo mesi di esercizio.
Il contesto cinese e il mercato internazionale
La Cina è già il primo mercato mondiale per lo stoccaggio di energia su larga scala, con una capacità installata che supera di gran lunga quella di qualsiasi altro Paese. Il sistema energetico cinese, con la sua combinazione di impianti rinnovabili in rapida crescita e una rete ancora in parte dipendente dal carbone, genera una domanda strutturale di flessibilità che richiede soluzioni di accumulo a diverse scale temporali.
L’investimento del CGDG nell’impianto di Golmud si inserisce in questo quadro. Non è un progetto isolato: la Cina ha avviato negli ultimi anni numerosi programmi di accumulo su larga scala, con tecnologie diverse — dalle batterie al vanadio al pompaggio idroelettrico — per ridurre la dipendenza da un’unica soluzione e testare alternative scalabili.
Per il mercato internazionale, l’interesse è duplice. Da un lato, un impianto LAES da 600 MWh che funziona a regime fornisce dati preziosi sulla reale competitività della tecnologia rispetto ad alternative più consolidate. Dall’altro, se i costi di costruzione e gestione risulteranno competitivi, potrebbe aprirsi uno spazio per la LAES anche in contesti europei o nordamericani, dove i vincoli normativi e ambientali sulle batterie al litio stanno spingendo la ricerca verso soluzioni alternative. Per ora, però, l’Agenzia Internazionale dell’Energia considera la LAES ancora una tecnologia emergente, con costi unitari superiori a quelli delle batterie agli ioni di litio su scala comparabile.
L’impianto di Golmud è dunque un record, ma anche un banco di prova. I mesi di esercizio che seguiranno diranno molto di più sulla reale maturità della tecnologia di quanto possano fare i dati di targa.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








