La Regione Veneto ha aperto il 5 novembre 2026 due bandi da 25 milioni di euro ciascuno, per un totale di 50 milioni di euro destinati alla riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica residenziale. Le risorse, finanziate attraverso i Fondi FESR, puntano a recuperare e rendere più efficienti gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) e di Social Housing presenti sul territorio regionale, in un contesto in cui il patrimonio edilizio pubblico sconta spesso decenni di mancata manutenzione.
Due bandi distinti, un obiettivo comune
I due bandi operano in parallelo ma si rivolgono a destinatari specifici. Il primo bando, del valore di 25 milioni di euro, è indirizzato agli ATER (Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale), ai Comuni e alle aziende speciali comunali. Si tratta degli enti che gestiscono direttamente la gran parte del patrimonio di edilizia popolare veneto, spesso composto da edifici costruiti tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del Novecento, con standard energetici molto lontani da quelli attuali.
Il secondo bando, anch’esso da 25 milioni di euro a valere sui fondi FESR, completa la dotazione complessiva del programma e segue la stessa logica di intervento sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale.
La struttura in due bandi distinti consente di differenziare i percorsi burocratici e le platee di beneficiari, aumentando la capacità di assorbimento dei fondi da parte degli enti locali.
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Cosa si può fare con questi fondi
Gli interventi ammissibili coprono un ventaglio piuttosto ampio di azioni sul patrimonio edilizio pubblico. Rientrano nel perimetro dei bandi la manutenzione straordinaria, il restauro, la ristrutturazione conservativa, la ristrutturazione edilizia e, in modo esplicito, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
Questo significa che gli enti beneficiari potranno intervenire su involucri edilizi degradati, sostituire impianti obsoleti, migliorare l’isolamento termico degli edifici e ridurre i consumi energetici degli alloggi popolari — con un impatto diretto anche sulle bollette dei residenti, spesso tra le fasce di popolazione più vulnerabili.
Un elemento rilevante riguarda la copertura finanziaria: i contributi possono arrivare fino al 100% dei costi per gli interventi di recupero e riqualificazione energetica degli immobili ERP e di Social Housing. Per gli enti locali, che spesso non dispongono di risorse proprie sufficienti per questo tipo di lavori, si tratta di una condizione particolarmente favorevole.
Perché la riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica è urgente
Il tema non è nuovo, ma i bandi veneti arrivano in un momento in cui la pressione normativa europea sull’efficienza degli edifici si è fatta più intensa. La direttiva case green dell’Unione Europea impone agli Stati membri di accelerare il risanamento del patrimonio edilizio esistente, con particolare attenzione agli edifici a prestazione energetica più bassa.
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L’edilizia residenziale pubblica rientra spesso nella categoria degli immobili più energivori: costruita in epoche in cui l’isolamento termico non era una priorità, è responsabile di consumi elevati e di condizioni abitative spesso scomode, soprattutto nei mesi invernali. Intervenire su questo patrimonio significa ridurre le emissioni, abbassare i costi di gestione degli immobili e migliorare la qualità della vita di chi li abita.
La riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica ha anche una valenza sociale diretta: gli inquilini degli alloggi ERP appartengono per definizione alle fasce economicamente più fragili, e vivono spesso in edifici con dispersioni termiche significative, pagando bollette sproporzionate rispetto al reddito disponibile.
Il contesto del Piano Casa veneto
I due bandi si inseriscono nell’ambito del cosiddetto Piano Casa della Regione Veneto, un programma più ampio che punta a recuperare immobili pubblici inagibili o sottoutilizzati e a rispondere all’emergenza abitativa sul territorio regionale. Il ricorso ai fondi FESR — il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale — indica che l’iniziativa si colloca all’interno della programmazione europea 2021-2027, con tutti i requisiti di rendicontazione e monitoraggio che questo comporta per gli enti beneficiari.
Per gli ATER e i Comuni veneti interessati, la finestra aperta il 5 novembre rappresenta un’opportunità concreta per avviare cantieri di riqualificazione che, senza questo tipo di finanziamento, difficilmente troverebbero copertura nei bilanci ordinari. Ulteriori dettagli sui criteri di accesso e sulle modalità di presentazione delle domande sono disponibili attraverso i canali ufficiali della Regione Veneto.
Con 50 milioni di euro in campo e una copertura potenzialmente totale dei costi, la misura è tra le più significative attivate negli ultimi anni in Italia sul fronte della riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica a livello regionale. Resta da vedere con quale velocità gli enti locali riusciranno ad accedere ai fondi e a tradurli in cantieri effettivi — un passaggio che storicamente rappresenta il collo di bottiglia principale di questo tipo di programmi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








