Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato il via libera a una nuova centrale a ciclo combinato a gas a Ravenna: il progetto è di Enipower, società del gruppo Eni, e riguarda un impianto da circa 850 MW di potenza. L’autorizzazione è arrivata a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle domande all’asta di capacità prevista per il 2028, una tempistica che non sembra casuale e che dice molto sulle logiche che guidano ancora oggi la pianificazione del sistema elettrico italiano.
Cosa prevede il progetto autorizzato dal MASE
La nuova centrale sostituirà due unità a ciclo combinato già esistenti nel sito ravennate di Enipower, identificate come Cc1 e Cc2, che insieme raggiungono una potenza di 786 MW. Il nuovo impianto supera quindi la capacità degli esistenti, attestandosi su circa 850 MW — alcune fonti citano il dato più preciso di 856 MW, differenza che rientra nei normali arrotondamenti tra documentazione tecnica e comunicazione ufficiale.
Una delle caratteristiche tecniche rilevanti del progetto riguarda il sistema di raffreddamento: la centrale utilizzerà tecnologia a raffreddamento ad aria, soluzione che elimina la necessità di prelievo d’acqua da corsi idrici o dal mare. In un territorio come quello ravennate, già sotto pressione per la subsidenza e la gestione delle risorse idriche, si tratta di una scelta tecnica non irrilevante.
Il tempismo dell’autorizzazione e il mercato della capacità
L’autorizzazione del MASE è arrivata in prossimità della scadenza per la presentazione delle domande all’asta di capacità per il 2028. Il meccanismo del mercato della capacità — introdotto in Italia per garantire adeguatezza al sistema elettrico — remunera gli impianti che si rendono disponibili a produrre energia nei momenti di picco della domanda, indipendentemente dalla fonte.
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Ottenere l’autorizzazione prima di quella scadenza permette a Enipower di candidare il nuovo impianto all’asta, con la possibilità di accedere ai relativi ricavi garantiti. Non è un dettaglio marginale: per una centrale a gas da oltre 850 MW, la partecipazione al mercato della capacità può rappresentare una componente significativa della sostenibilità economica del progetto nei suoi anni iniziali di esercizio.
Il capacity market italiano è stato strutturato proprio per incentivare la disponibilità di impianti dispatchable — cioè controllabili e attivabili su richiesta — in un sistema che incorpora quote crescenti di rinnovabili non programmabili come solare ed eolico. In questo senso, la logica regolatoria che ha portato all’autorizzazione del ciclo combinato gas di Ravenna è coerente con l’impostazione del sistema elettrico nazionale.
Sostituzione, non semplice aggiunta
Un elemento che distingue questo progetto da una semplice espansione della capacità fossile è la natura sostitutiva dell’intervento. Le due unità che verranno dismesse — Cc1 e Cc2 — hanno una capacità complessiva di 786 MW. Il nuovo impianto aggiunge quindi una quota netta di capacità limitata rispetto alla potenza nominale totale, mentre offre prestazioni tecnologiche più avanzate rispetto agli impianti che rimpiazza.
I cicli combinati di nuova generazione raggiungono rendimenti elettrici superiori rispetto alle tecnologie precedenti, il che si traduce in un consumo specifico di gas naturale inferiore per ogni MWh prodotto. Non significa che la centrale non emetta CO₂ — lo fa, come qualsiasi impianto a combustione di gas — ma che lo fa con una minore intensità carbonica per unità di energia generata rispetto agli impianti più datati.
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Questo non trasforma automaticamente il progetto in una scelta neutrale dal punto di vista climatico. La questione rilevante, che il solo dato tecnico non risolve, è per quanti anni e con quale frequenza di utilizzo l’impianto sarà effettivamente in esercizio, e se il suo profilo operativo sarà compatibile con i percorsi di decarbonizzazione previsti per il settore elettrico italiano nei prossimi decenni.
Ravenna e l’energia: un territorio già al centro della transizione
Ravenna non è un sito qualsiasi nel panorama energetico italiano. Il territorio è da anni al centro di discussioni che riguardano sia lo sfruttamento delle infrastrutture fossili esistenti — a partire dai giacimenti offshore in Adriatico — sia i progetti legati alla transizione, incluse le proposte per lo sviluppo dell’eolico offshore nel mare antistante la costa romagnola.
La presenza di un sito industriale come quello di Enipower a Ravenna inserisce la nuova autorizzazione in un contesto di continuità infrastrutturale: si interviene su un’area già dedicata alla produzione di energia, con le relative connessioni alla rete elettrica e alle infrastrutture di approvvigionamento del gas. Dal punto di vista urbanistico e ambientale, la sostituzione di impianti esistenti in un’area industriale consolidata è generalmente considerata preferibile all’apertura di nuovi siti.
Per approfondire il funzionamento del mercato della capacità e il suo ruolo nel sistema elettrico italiano, QualEnergia ha dedicato un’analisi specifica all’autorizzazione del ciclo combinato gas di Ravenna.
Quello che emerge dalla vicenda è uno scenario in cui le autorizzazioni a nuove centrali a gas continuano a essere rilasciate — con motivazioni tecniche e di sistema che il regolatore ritiene fondate — mentre il dibattito su quanto a lungo queste infrastrutture rimarranno operative, e con quale ruolo, resta aperto. La risposta dipenderà in larga parte dal ritmo effettivo di sviluppo delle rinnovabili e delle tecnologie di accumulo nei prossimi anni.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








