Salute e Ambiente

Nitrati nell’acqua potabile: Greenpeace e 80 organizzazioni chiedono all’OMS di rivedere i limiti di sicurezza

Greenpeace e 80 organizzazioni chiedono all'OMS di rivedere i limiti di nitrati nell'acqua potabile, attualmente fissati a 50 mg/L, per proteggere da rischi tumorali e da

Nitrati nell'acqua potabile: Greenpeace e 80 organizzazioni chiedono all'OMS di rivedere i limiti di sicurezza
Greenpeace e 80 organizzazioni chiedono all'OMS di rivedere i limiti di nitrati nell'acqua potabile, attualmente fissati a 50 mg/L, per proteggere da rischi tumorali e da

Il 3 novembre 2026, Greenpeace e oltre 80 organizzazioni ambientali e sanitarie hanno inviato una lettera formale all’Organizzazione Mondiale della Sanità chiedendo di rivedere i limiti attualmente in vigore per i nitrati nell’acqua potabile. Al centro della richiesta c’è il timore che la soglia massima consentita — fissata a 50 milligrammi per litro — non sia sufficiente a proteggere la salute delle persone da un’esposizione prolungata, con particolare attenzione al rischio di tumori e agli effetti sui neonati.

Il limite attuale: da dove viene e cosa significa

La soglia di 50 mg/L è il valore guida stabilito dall’OMS per i nitrati nell’acqua destinata al consumo umano. Si tratta di un parametro che orienta anche la legislazione di molti paesi, compresa quella europea, e che definisce il confine entro cui l’acqua è considerata sicura per la distribuzione.

I nitrati sono composti azotati presenti in natura nel suolo e nelle acque, ma la loro concentrazione nelle falde acquifere è aumentata significativamente nelle aree agricole intensive, dove l’uso di fertilizzanti chimici e organici ne favorisce la diffusione. Non si tratta di un contaminante industriale nel senso stretto: è una sostanza diffusa, difficile da eliminare con la sola depurazione ordinaria, e che entra nell’acqua potabile attraverso percorsi spesso invisibili al consumatore finale.

Il problema non è tanto l’esposizione occasionale, quanto quella cronica: bere acqua con concentrazioni di nitrati anche al di sotto del limite attuale, per anni, potrebbe comportare rischi che le linee guida vigenti non considerano adeguatamente. È questo il nucleo della contestazione portata avanti dalla coalizione guidata da Greenpeace.

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Perché 80 organizzazioni chiedono una revisione adesso

La richiesta di revisione inviata all’OMS non nasce dal nulla. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha approfondito il legame tra esposizione ai nitrati e rischi per la salute — in particolare per quanto riguarda alcuni tipi di tumore e la cosiddetta metaemoglobinemia, una condizione che riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno e che colpisce in modo particolare i neonati.

Le organizzazioni firmatarie ritengono che le evidenze accumulate negli ultimi decenni giustifichino una revisione del parametro, che nella sua formulazione attuale risale a valutazioni scientifiche non recenti. L’appello all’OMS è quindi un invito a riaprire formalmente il dossier alla luce degli studi più aggiornati, con l’obiettivo di abbassare la soglia massima consentita e, di conseguenza, rafforzare le tutele previste dalle normative nazionali e regionali che a quelle linee guida si ispirano.

Greenpeace Italy ha reso pubblica la propria posizione attraverso un comunicato stampa ufficiale, in cui si sottolinea l’urgenza di aggiornare i parametri a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.

I neonati e i tumori: le preoccupazioni al centro dell’appello

La coalizione punta il dito su due categorie di rischio distinte. La prima riguarda i neonati: i lattanti che assumono acqua o latte in polvere preparato con acqua ad alta concentrazione di nitrati sono considerati particolarmente esposti, perché il loro organismo non è ancora in grado di metabolizzare efficacemente questi composti. La metaemoglobinemia infantile — nota anche come sindrome del bambino blu — è una conseguenza documentata di questa esposizione, anche se oggi relativamente rara nei paesi con sistemi idrici controllati.

La seconda preoccupazione riguarda il rischio tumorale da esposizione prolungata negli adulti. Le organizzazioni firmatarie sostengono che le attuali linee guida non tengano conto in modo adeguato di questo tipo di rischio a lungo termine, e che una revisione del limite potrebbe ridurre significativamente l’incidenza di alcune forme di cancro legate all’assunzione cronica di nitrati attraverso l’acqua potabile.

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È importante distinguere: le organizzazioni non affermano che l’acqua distribuita oggi nelle reti idriche sia automaticamente pericolosa. Affermano piuttosto che il livello considerato “sicuro” potrebbe essere troppo alto, e che abbassarlo offrirebbe una protezione più efficace nel tempo.

Cosa cambia — o potrebbe cambiare — per chi beve acqua del rubinetto

Per i consumatori, il messaggio immediato non è quello di smettere di bere acqua del rubinetto. I gestori idrici sono tenuti a rispettare i limiti vigenti, e in Italia i controlli sulla qualità dell’acqua potabile sono regolari e obbligatori. Se la concentrazione di nitrati supera la soglia consentita, l’acqua non viene distribuita o vengono emesse ordinanze specifiche.

Il punto sollevato da Greenpeace e dalle altre organizzazioni è più strutturale: se l’OMS decidesse di aggiornare le proprie linee guida abbassando il limite, le normative nazionali ed europee dovrebbero adeguarsi, con conseguenze dirette sulla gestione delle reti idriche, sull’agricoltura intensiva nelle aree di ricarica delle falde e sugli investimenti in depurazione.

Le aree più esposte al problema sono quelle a forte vocazione agricola, dove l’uso di fertilizzanti azotati è più intenso e dove le falde sotterranee mostrano concentrazioni di nitrati storicamente più elevate. In queste zone, anche un abbassamento moderato del limite massimo consentito potrebbe rendere necessari interventi tecnici significativi.

La risposta dell’OMS alla lettera non è ancora nota. Quello che è certo è che il tema dei nitrati nell’acqua potabile è tornato al centro del dibattito scientifico e regolatorio, e che la pressione di oltre 80 organizzazioni internazionali difficilmente potrà essere ignorata nel prossimo ciclo di revisione delle linee guida sulla qualità dell’acqua.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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