Chi ha provato a ricaricare un’auto elettrica in un Paese straniero sa bene quanto possa diventare complicato: un’app da scaricare, un account da creare, una carta prepagata da attivare. Dal 1° gennaio 2027, però, questo scenario è destinato a cambiare radicalmente grazie al regolamento europeo AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation), approvato il 18 aprile 2023 e ora in attesa di piena applicazione. La ricarica auto elettrica diventerà un’esperienza molto più simile a fare benzina: ci si ferma, si ricarica, si paga con la carta. Fine.
Cosa prevede il regolamento AFIR e perché cambia le regole del gioco
Il cuore del regolamento è semplice: le stazioni di ricarica pubbliche dovranno accettare pagamenti diretti con carta di credito, senza che il conducente sia obbligato a usare un’applicazione dedicata o a sottoscrivere un abbonamento con l’operatore della colonnina. Oggi, invece, buona parte dell’infrastruttura pubblica in Europa funziona in modo frammentato: ogni gestore ha la propria app, le proprie credenziali, spesso i propri prezzi poco trasparenti.
Questo sistema ha rappresentato uno dei principali ostacoli pratici all’adozione del veicolo elettrico, soprattutto per chi percorre lunghe distanze o attraversa più Paesi. Non si tratta di un problema marginale: chi guida un’auto tradizionale non deve scegliere tra venti diverse app per fare rifornimento. Pretendere che chi guida un veicolo elettrico lo faccia è una barriera all’ingresso che l’AFIR intende abbattere.
Una rete più fitta lungo le strade principali
Il regolamento non riguarda solo i pagamenti. L’AFIR impone anche che le colonnine di ricarica siano distribuite ogni 60 chilometri lungo i principali corridoi di trasporto europeo. Si tratta di un requisito infrastrutturale significativo, pensato per eliminare il cosiddetto range anxiety — l’ansia da autonomia che ancora frena molti potenziali acquirenti di veicoli elettrici.
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Attualmente la distribuzione delle stazioni di ricarica in Europa è molto disomogenea: alcune aree metropolitane sono ben coperte, mentre le tratte autostradali in certi Paesi restano carenti. L’obbligo di posizionamento ogni 60 km sui corridoi principali punta a garantire una continuità minima su scala continentale, rendendo concretamente percorribili itinerari lunghi senza la necessità di pianificare ogni sosta con settimane di anticipo.
Perché questo cambia davvero qualcosa per chi guida elettrico
Il problema dell’ecosistema attuale non è solo la moltiplicazione delle app. È anche la mancanza di trasparenza sui prezzi. Senza un sistema di pagamento standardizzato, confrontare il costo della ricarica tra operatori diversi è spesso impossibile in tempo reale. Con l’obbligo di accettare pagamenti diretti con carta, gli operatori saranno costretti a esporre i prezzi in modo chiaro e comprensibile, come avviene già per i distributori di carburante tradizionali.
Per chi usa l’auto elettrica prevalentemente in città e ricarica quasi sempre a casa, l’impatto quotidiano sarà limitato. Ma per chi percorre molti chilometri, fa trasferte frequenti o non dispone di una presa domestica dedicata, la ricarica auto elettrica in luoghi pubblici è una necessità reale. Ed è proprio questa categoria di utenti che oggi paga il prezzo più alto della frammentazione del sistema.

Cosa resta ancora da chiarire
Il regolamento fissa i principi, ma la sua applicazione concreta dipenderà da come i singoli Stati membri recepiscono e fanno rispettare le nuove norme. Non è ancora del tutto definito, ad esempio, in che tempi le infrastrutture già esistenti dovranno adeguarsi ai nuovi standard di pagamento, né quali meccanismi di controllo e sanzione saranno attivati nei confronti degli operatori inadempienti.
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Restano anche alcune questioni aperte sul piano tecnico: oltre alle carte di credito, non è ancora chiaro con certezza quali altri metodi di pagamento saranno riconosciuti come conformi al regolamento. Il testo normativo stabilisce il principio dell’accesso senza app obbligatoria, ma i dettagli implementativi potranno variare.
Per approfondire il testo ufficiale del regolamento è possibile consultare il portale dell’Automobile Club d’Italia, che offre una sintesi delle principali disposizioni.
Il contesto più ampio: infrastrutture e transizione elettrica
L’AFIR si inserisce in un quadro normativo europeo più ampio che punta a rendere praticabile la transizione verso la mobilità a zero emissioni operative. Semplificare la ricarica auto elettrica è una condizione necessaria — anche se non sufficiente — per accelerare l’adozione dei veicoli a batteria (BEV) su scala di massa.
Va detto con chiarezza: la semplicità di pagamento non risolve da sola i problemi strutturali del settore. I costi di acquisto dei veicoli elettrici restano elevati rispetto alle auto tradizionali, l’autonomia reale varia significativamente in base alle condizioni di guida e temperatura, e la rete di ricarica rapida ad alta potenza è ancora insufficiente in molte aree. Ma rimuovere le barriere burocratiche all’accesso delle colonnine è un passo concreto nella direzione giusta.
Dal 2027, almeno sulla carta, fermarsi a ricaricare lungo un’autostrada europea non dovrebbe richiedere più di un terminale di pagamento funzionante e una carta di credito. Sembra poco, ma rispetto alla situazione attuale è un cambiamento che molti automobilisti elettrici aspettano da tempo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








