All’Isola del Giglio è operativo da oggi il primo pontile italiano capace di produrre energia rinnovabile sfruttando contemporaneamente due fonti: il sole e il moto ondoso. Il progetto, sviluppato da Seares in partnership con il Comune dell’Isola del Giglio, porta per la prima volta in un’infrastruttura portuale italiana la combinazione di fotovoltaico calpestabile e recupero dell’energia delle onde, con una potenza installata di 5,2 kW. Non si tratta di un esperimento da laboratorio: il pontile è già in acqua e funzionante.
Un pontile che cammini sopra e che produce corrente
L’elemento più insolito di questa infrastruttura è la superficie su cui si cammina. I pannelli fotovoltaici non sono montati sopra una struttura separata né inclinati verso il cielo come si vede tipicamente sui tetti: sono integrati direttamente nel piano calpestabile del pontile, grazie alla tecnologia sviluppata da New Time, l’azienda fornitrice del sistema fotovoltaico calpestabile.
Questo tipo di modulo deve rispondere a requisiti molto diversi rispetto a un pannello tradizionale. Deve resistere al calpestio continuo, all’ambiente marino — salsedine, umidità, variazioni termiche — e al contempo mantenere un’efficienza di conversione energetica accettabile. La superficie non può essere liscia come un pannello standard: deve garantire antiscivolo, soprattutto in condizioni di bagnato. New Time ha sviluppato soluzioni specifiche per questo contesto, portando al Giglio una tecnologia che fino ad oggi non aveva trovato applicazione in un pontile italiano.
Il risultato è un piano di calpestio che funziona da generatore, senza occupare spazio aggiuntivo e senza modificare l’aspetto esteriore dell’infrastruttura in modo invasivo.
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L’energia dalle onde: come funziona il recupero dal moto ondoso
La componente solare è la più intuitiva, ma è l’integrazione con il recupero dell’energia dal moto ondoso a rendere questo progetto tecnicamente più complesso. I pontili galleggianti si muovono continuamente: salgono, scendono, oscillano in risposta alle onde. Normalmente questo movimento è semplicemente tollerato come una caratteristica fisica dell’infrastruttura. Nel pontile del Giglio, invece, viene sfruttato per produrre energia.
I sistemi di recupero dal moto ondoso convertono l’energia cinetica e potenziale del movimento dell’acqua — e della struttura che vi galleggia sopra — in energia elettrica. La tecnologia non è nuova in assoluto: esistono impianti di questo tipo in diverse parti del mondo, ma la loro integrazione in un pontile portuale operativo rappresenta ancora oggi un caso raro, e in Italia una prima assoluta.
La combinazione delle due fonti — solare e ondoso — ha un vantaggio pratico evidente: quando la produzione fotovoltaica cala (di notte, con cielo coperto, nelle ore di bassa irradiazione), il mare continua a muoversi. Le due fonti non sono perfettamente complementari, ma si sovrappongono in modo utile, aumentando le ore in cui il sistema genera energia rispetto a un impianto monofonte.
Perché il Giglio e cosa significa per le infrastrutture portuali

L’Isola del Giglio non è una scelta casuale. Le isole minori italiane dipendono in larga misura da rifornimenti energetici che arrivano dal continente, spesso attraverso cavi sottomarini o — in alcuni casi — da generatori a gasolio. Ogni kilowatt prodotto localmente riduce questa dipendenza e abbassa i costi di approvvigionamento, oltre a ridurre le emissioni associate al trasporto di combustibili.
Un pontile che produce 5,2 kW non risolve da solo il fabbisogno energetico dell’isola, ma non è questo l’obiettivo dichiarato del progetto. Il valore principale è dimostrativo: mostrare che un’infrastruttura portuale può essere progettata fin dall’inizio come un piccolo generatore distribuito, integrato nel tessuto fisico del porto senza stravolgerne la funzione.
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Questo approccio interessa da vicino il settore portuale italiano, che conta centinaia di approdi, pontili e strutture galleggianti lungo le coste. Se la tecnologia dimostrasse affidabilità nel medio periodo — resistenza alla corrosione marina, manutenzione sostenibile, resa energetica stabile — il modello potrebbe essere replicato in contesti molto diversi: porti turistici, approdi per traghetti, marine private.
Il ruolo di Seares e New Time nel progetto
Seares ha curato lo sviluppo complessivo del progetto, lavorando a stretto contatto con l’amministrazione comunale. La scelta di coinvolgere un ente pubblico locale come partner non è secondaria: significa che l’infrastruttura nasce con una destinazione d’uso reale, non come prototipo da testare in condizioni controllate, ma come pontile operativo inserito nella vita quotidiana del porto.
New Time ha fornito la tecnologia fotovoltaica calpestabile, che rappresenta il componente più visibile e tecnicamente sfidante del sistema. Integrare celle fotovoltaiche in una superficie percorribile e resistente all’ambiente marino richiede una progettazione molto diversa rispetto ai pannelli da tetto: i materiali, gli strati protettivi, la gestione del calore e dell’umidità sono tutti parametri che cambiano radicalmente quando si lavora a contatto diretto con l’acqua salata.
Il progetto è operativo a partire da oggi, 7 ottobre 2026. Ulteriori dettagli tecnici sul funzionamento dell’impianto sono disponibili nella copertura di Meteoweb, che include anche documentazione fotografica dell’installazione.
Quello che rende questo pontile a energia rinnovabile degno di attenzione non è tanto la potenza installata — 5,2 kW sono una cifra contenuta — ma la capacità di dimostrare che due tecnologie normalmente separate possono coesistere in una struttura portuale reale, accessibile al pubblico, in un contesto insulare che ha tutto l’interesse a produrre energia localmente. Se i dati di produzione e manutenzione nei prossimi mesi confermeranno le aspettative, il Giglio potrebbe diventare un riferimento concreto per chi progetta le infrastrutture portuali del futuro.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








